Il mentore di Alli: “Vuole tornare forte come prima. Anzi, meglio”

Dan Micciche è ottimista sul futuro di Dele in riva al Lario: "Da bambino ha vissuto sfide che sarebbero state difficili anche per un adulto"

Quasi tutti gli acquisti di gennaio si sono inseriti in fretta. C’è poi Dele Alli, che sapevamo avrebbe avuto bisogno di tempo. I colleghi di numero-diez.com hanno intervistato Dan Micciche, suo mentore e allenatore nelle giovanili. Qui l’intervista completa, della quale riportiamo gli stralci più interessanti.

Il tecnico, attuale responsabile sviluppo giocatori all’Everton, ha parlato così della chance che il Como ha concesso a Dele: “Penso sia un’ottima scelta, per la cultura italiana, per lo stile di vita, perché il calcio italiano gli si addice, essendo molto tecnico e tattico ed essendoci anche meno partite rispetto all’Inghilterra, quindi avrà più tempo per recuperare. Credo che lo stile di gioco di Fabregas sia perfetto per lui. Sarà felice lì, tutto sembra adattarsi perfettamente a lui. So quanto sia stato determinato e disciplinato negli ultimi due anni, dentro e fuori dal campo, perché vuole sfruttare al massimo il resto della sua carriera. Ma ha ancora tanta strada davanti a sé. Ha solo 28 anni, quindi ha ancora molto da dare. Se riuscirà a tornare al livello che conoscevamo – anzi, so che è determinato a diventare ancora migliore – allora porterà spettacolo. È un giocatore entusiasmante: segna gol, crea occasioni ed è un grande professionista. È passato dal giocare una finale di Champions League ad allenarsi da solo per 18 mesi. Non è una cosa semplice, ma se ha saputo affrontare il vento e la pioggia, può farcela”. 

Micciche ha fatto anche un salto nel passato di Alli. A partire addirittura dall’Under 12 dell’MK Dons: “Mi colpiva perché non seguiva sempre le regole. Era molto creativo, come un giocatore di strada. E non aveva paura. Fino agli Under-15, il suo sviluppo fisico era tardivo. Più il gioco diventava fisico, più dovevo adattare il suo ruolo. Così, pensai che il posizionamento di Dele potesse evolversi in modo differente: da numero 10 lo avrei spostato in posizione più arretrata. A soli 16 anni, dunque, era già in panchina con la prima squadra. Quando il suo fisico si è sviluppato è stato chiaro che avesse le carte in regola per diventare un gran calciatore”. Poi il trasferimento al Tottenham e il passaggio immediato in prima squadra: “Nessuno se l’aspettava, tranne forse Dele stesso. Aver giocato tante partite gli ha dato un vantaggio rispetto agli altri ragazzi della sua età. È molto raro che qualcuno passi direttamente dalla League One alla Premier League”.

Poi però il crollo emotivo, dovuto anche al passato difficile: “Ha vissuto delle sfide che sarebbero state difficili da affrontare anche per un adulto, figuriamoci per un bambino. Considerando questo, penso che abbia raggiunto un livello davvero alto, giocando la finale di Champions e la semifinale dei mondiali. Poi è stato particolarmente sfortunato con gli infortuni, ma ha lavorato con grande impegno e determinazione. Senza quei problemi fisici sarebbe ancora all’Everton oggi, perché il club continuava a credere in lui. Ha lasciato il club in ottimi rapporti e tutti spendono solo parole positive su di lui”. 

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1 anno fa

Se dovessimo recuperare anche lui… Tanta roba !

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