Oh, da quando Fabregas ha deciso di dare tre giorni di riposo dopo ogni vittoria, il Como vince sempre. Sarà un caso, o forse no.
Anche dopo Parma i biancoblu non si sono allenati per 72 ore, riprendendo le fatiche oggi. Il brevetto di questo tipo di stacchi non appartiene sicuramente a Cesc: in passato l’hanno fatto anche Gasperini, Mourinho, Conte e chissà quanti altri. Però quanto stiamo vedendo qui è interessante. Non si parla di un semplice: “Bravi, vi premio con un po’ di riposo”. Da fuori, l’input sembra più strutturato, una cosa del tipo: “Siamo già salvi e non abbiamo più grandi obiettivi? Voi rimanete sul pezzo, io d’ora in poi per ogni partita che vincete vi faccio riposare tre giorni”. Così da una parte ai giocatori viene concesso qualcosa in più, giustamente visto l’obiettivo già raggiunto, dall’altra proprio questa concessione diventa uno stimolo per continuare a impegnarsi. I pochi giorni di allenamento vengono vissuti a mille all’ora, la partita successiva viene giocata al meglio sperando di avere ancora un lungo riposo. Il più classico dei do ut des, per dirla come i latini. Così i ragazzi hanno anche del tempo in più per ambientarsi in città, visto che molti sono arrivati da pochi mesi.
Questa sorta di part time verticale è replicabile per tutta la stagione? Forse no. In altri periodi c’è bisogno di allenarsi con maggiore frequenza per assimilare i principi di gioco, per trovare condizione, per sviluppare affiatamento: dare tre giorni di riposo dopo una vittoria a settembre sarebbe controproducente. Questo metodo sarebbe replicabile in una squadra che fa le coppe? Evidentemente no, visto che ogni tre giorni c’è una partita…
Però altre squadre già salve potrebbero tentare un patto simile, per evitare il classico tirare i remi in barca. E non escludiamo che qualcuno l’abbia già fatto in passato, anzi, probabilmente è così. Forse però non con questi risultati…
(foto tratta dalla pagina Facebook Como 1907)


