Il ritorno del vero N°10: da Nico Paz a Yildiz, la Serie A riscopre la fantasia

Tecnica, estro e libertà tattica: la nuova generazione di fantasisti stranieri riaccende la passione per un ruolo che sembrava scomparso

C’è stato un tempo in cui la Serie A era la patria dei numeri 10. Non solo una maglia, ma un’identità. Un ruolo mitologico, abitato da giocatori capaci di accendere gli stadi con una sola giocata. Senza andare troppo lontani ai tempi di Platini alla Juventus, Maradona al Napoli e Zico all’Udinese ricordiamo gli anni di Del Piero, Totti, Roberto Baggio, Zola, Mancini e Savicevic. Ma anche di Morfeo e Doni a Bergamo, di “Ciccio” Cozza a Reggio Calabria, del giovane Cassano a Bari, di un Vicenza in cui si potevano ammirare le giocate di “Lambertone” Zauli e di un bomber come Totò Di Natale a Udine, che trasformò il ruolo con il suo stile unico, Alvaro Recoba che con il suo magico mancino trascinò dal suo arrivo in laguna a gennaio il Venezia di Novellino a un’incredibile quanto ispirata salvezza, e probabilmente qualcuno ce lo stiamo pure dimenticando.

In quel periodo d’oro, ogni squadra aveva il suo 10, e anche le piazze più piccole riuscivano a godere del genio di un fantasista. Era il calcio del gesto tecnico, della giocata che valeva il biglietto. Poi, con l’avvento del calcio moderno — più tattico, fisico, strutturato — il ruolo è stato lentamente sacrificato.

Dopo Sacchi e il suo 4-4-2 dogmatico, molti fantasisti furono costretti a reinventarsi: da registi (Pirlo ne fu un caso emblematico, anche se in questa precisa circostanza verrebbe da dire: per fortuna) a seconde punte, fino a esterni adattati. Negli ultimi anni si è parlato di “trequartisti muscolari”, più corsa che estro, più pressing che intuizione per adattarsi alla spasmodica ricerca della tattica portata alla sua estremizzazione, della pura forza fisica che può ridurre il “gap” con chi è tecnicamente più forte. Esempi come Perrotta alla Roma, Pellegrini nel sistema di Mourinho o lo stesso Zaniolo, nato trequartista ma trasformato in più ruoli da mezzala a esterno d’attacco, seconda punta fino a centravanti, hanno mostrato come il classico numero 10 fosse diventato un lusso difficile da sostenere sacrificato sull’altare dell’equilibrio. Anzi si formò una scuola tattica di pensiero da Gasperini in poi che amava proprio questo tipo di “trequartista muscolare”: anche gli allievi del tecnico della Roma come Ivan Juric ne presero spunto.

Ma ora, qualcosa sembra cambiare. Due giovani talenti stanno riportando in vita il romanticismo del 10 classico, e non a caso sono entrambi stranieri visto che a livello nazionale sembriamo non riuscire più a formare giocatori di questo tipo. Ci riferiamo ovviamente a Kenan Yildiz alla Juventus e Nico Paz al Como. Due calciatori tecnici, creativi, spettacolari. Due fantasisti veri, capaci di accendere le partite con una sola giocata. Due numeri 10 nel senso più puro del termine.

Yildiz, con la Juventus, ha conquistato Tudor dopo un difficile adattamento iniziale con Thiago Motta. Il tecnico croato ha saputo lasciargli spazio senza ingabbiarlo in ruoli rigidi, riconoscendo nel suo talento qualcosa di raro. Ma è soprattutto Nico Paz a far sognare, lui che porta la 10 del Como con naturalezza e personalità. Il giovane argentino, arrivato dal Real Madrid, ha già lasciato il segno con giocate da fuoriclasse.

Indimenticabile la rete contro il Genoa di lunedì sera, quando con una piroetta a 360 gradi ha lasciato sul posto non uno, ma ben tre difensori avversari per liberarsi lo spazio in cui scagliare una conclusione potentissima e angolatissima. Un gesto tecnico di altissimo livello, che faceva seguito a un altro capolavoro pennellato solo pochi giorni prima: la punizione contro la Lazio, con cui ha aggirato la barriera mandando il pallone a incastonarsi all’incrocio dei pali con chirurgica precisione. Gol che non sono solo reti, ma piccole opere d’arte.

I due talenti non sono solo forti, sono liberi. I loro allenatori hanno avuto il merito di lasciarli esprimere, senza soffocarne la creatività. È anche grazie a questa libertà tattica che il loro calcio “diverso” riesce a emergere in un campionato che per troppo tempo ha premiato corsa, forza e rigore tattico a discapito della fantasia.

Il calcio italiano ha bisogno di nuovi 10. Di giocatori che facciano sognare, che risveglino la passione, che riempiano gli stadi non solo per il risultato, ma per lo spettacolo. Nico Paz e Yildiz rappresentano questa speranza, quasi un invito alla ripartenza. Due fari nel buio di un’epoca che sembrava aver dimenticato l’importanza dell’estro.

Forse Paz tornerà al Real Madrid già dalla prossima stagione, ma per ora il Lario si gode il suo talento. Ogni tocco, ogni giocata, ogni dribbling è un piccolo regalo ai tifosi. E se è vero che il conto alla rovescia è già partito, è altrettanto vero che questo potrebbe essere l’anno della rinascita definitiva del numero 10 in Italia anche grazie a un giovane argentino che il Como è andato a pescare nella seconda squadra del Real Madrid consegnadogli con fiducia le chiavi del proprio gioco…

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6 mesi fa

Speriamo che resti 💙

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6 mesi fa

Sono d’accordo. Grande giocatore

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6 mesi fa

Molto bravo

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6 mesi fa

Abbiamo pareggiato ma è come se avessimo vinto

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6 mesi fa

Così giovane ma già un campione sia in campo.chevfuori dal.campo.
Grande Nico Paz

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6 mesi fa

Io lo chiamo il pibe de oro di Como

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6 mesi fa

Si

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6 mesi fa

🔟 @follower siete d’accordo sul nostro approfondimento sul N°10 del Como 1907❓

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