Andrés Iniesta non esclude l’idea di allenare dopo la fine della carriera da calciatore. Intervistato dal quotidiano spagnolo Marca, l’ex centrocampista di Barcellona e Spagna ha confessato di sentirsi pronto per una nuova sfida nel mondo del calcio.
“Se nella prossima intervista mi chiamerete ‘mister’? Magari. Vediamo come si evolve tutto. Ma sì, riesco a immaginarmi allenatore perché è qualcosa che mi entusiasma e mi motiva molto, questa è la verità”, ha dichiarato senza nascondere il suo entusiasmo.
Il pensiero su Césc Fàbregas
Durante la conversazione, a Iniesta è stato chiesto quali siano i modelli a cui si ispira per intraprendere il percorso da allenatore. Tra i nomi proposti dal giornalista — da Xabi Alonso a Del Bosque passando per Guardiola, Simeone, Xavi e Arteta — l’ex blaugrana ha voluto aggiungere un nome speciale, quello di un suo grande ex compagno: “C’è anche Cesc che sta andando molto bene”, ha detto parlando di Césc Fàbregas, attualmente sulla panchina del Como.
La visione del centrocampista in panchina
Secondo Iniesta, esiste una naturale predisposizione dei centrocampisti ad allenare, grazie alla loro visione completa del gioco: “Forse, un centrocampista controlla sempre un po’ tutto, hai il senso del gioco, di essere consapevole dell’attacco, della difesa, di pensare un po’ al generale più che all’individuo”, ha spiegato.
E pur riconoscendo il valore di tecnici che non hanno avuto un passato da calciatori, ha aggiunto: “Ci sono anche allenatori che non hanno mai giocato a calcio e sono fantastici. Ma sicuramente c’è una relazione in cui così tanti centrocampisti sono allenatori con una grande carriera”.
La panchina lo attira sempre di più
Iniesta, che ha chiuso da poco la sua avventura nel calcio giapponese, si sta preparando per una nuova fase della sua vita, con l’idea di restare nel mondo del calcio da un’altra prospettiva. L’amicizia e l’ammirazione per Fàbregas, che ha saputo reinventarsi brillantemente al Como, sembrano ispirarlo ulteriormente. Il percorso è ancora in fase di valutazione, ma l’idea di essere chiamato “mister” in futuro non è più solo un’ipotesi.

