Oltre 150 presenze e due promozioni col Como, da comasco. Quello tra Alessio Iovine e la squadra della sua città è un legame nato presto, a soli 9 anni. Si è interrotto a causa del fallimento della società, ma si è riallacciato più tardi.
Ne ha parlato lui stesso a Espansione Tv: “Sono tornato a Como a 28 anni, all’apice della mia carriera. E spero che le soddisfazioni non siano finite con quella promozione. Ho realizzato parecchi sogni. Mi riempie di felicità aver giocato tanti anni con questa maglia ed essere ancora in società. E sono orgoglioso di vedere la squadra giocarsela sui campi più importanti d’Italia. Qui non vengono mai teste calde. Anche i ragazzi più timidi vengono coinvolti. E’ stato importante anche avere tanti ‘capitani’ in rosa, ci dividevamo i compiti. Personalmente mi sono goduto più i momenti di difficoltà che quelli di gioia“.
Ora Iovine è collaboratore tecnico di Fabregas: “Non mi vedo dietro a una scrivania, ma non credo di avere nelle corde il ruolo di primo allenatore. Mi sta piacendo questo ruolo. Ora vedo il lavoro che c’è dietro. Fabregas ti entra nella testa e ti fa credere di essere un giocatore forte. Riesce a tenere tutti sul pezzo con la sua credibilità, anche chi non gioca. Quando è arrivato da giocatore, ci aspettavamo la star, invece ha imparato in fretta la lingua e ha addirittura fatto subito il fantacalcio con noi. Oggi sono l’unico ad averlo vissuto come compagno di squadra, come mister e anche nello staff“.
Un paio di battute finali in risposta alle domande di Nicole Gomena e Mariella Petagine: “A parte Fabregas, Da Cunha è il più forte con cui ho giocato. Vorrei rigiocare i due derby col Lecco dell’anno della promozione, due brutte sconfitte“.

