La crescita del Como non è un caso, ma il frutto di una strategia lungimirante che unisce competenza calcistica e investimenti mirati. In una recente analisi pubblicata sul proprio profilo Facebook, Xavier Jacobelli – ex direttore di Tuttosport e attuale editorialista – ha messo in evidenza la portata del progetto del club lariano, soffermandosi su alcuni aspetti chiave che ne stanno definendo l’identità nel panorama della Serie A.
Tra le decisioni che più hanno fatto rumore, spicca il rifiuto di una proposta milionaria da parte di un club di Premier League per Nico Paz, e quella all’Inter che aveva messo nel mirino l’allenatore Cesc Fabregas per affidargli la panchina. Un interesse concreto, alimentato anche dai dubbi interni all’Inter su Simone Inzaghi, ma che non ha scalfito la volontà della dirigenza comasca. Il club ha infatti blindato il tecnico spagnolo, ritenuto figura centrale del proprio progetto, a dimostrazione di una solidità economica e una coerenza gestionale fuori dal comune per una neopromossa.
Il cosiddetto “Effetto Hartono” – come lo definisce Jacobelli – sta riscrivendo le regole del calcio italiano, con un approccio imprenditoriale che va ben oltre i risultati sportivi. Non si tratta, sottolinea il giornalista, di un semplice investimento da parte di un gruppo di ricchi proprietari stranieri, ma di un piano strutturato che mira a valorizzare il marchio Como in ogni sua espressione, da quella sportiva a quella economica e turistica.
La scelta di trattenere Fabregas e Nico Paz sono solo gli ultimi tasselli di un mosaico che coinvolge non solo il campo, ma anche le infrastrutture e la comunicazione. Il Como sta diventando un modello di gestione calcistica moderna, dove ogni decisione è funzionale a una crescita globale, e non legata esclusivamente ai risultati nel breve termine.
In un contesto in cui molte società italiane faticano a mantenere una direzione chiara, la progettualità del Como rappresenta un’eccezione virtuosa. L’ingresso dei fratelli Hartono – imprenditori indonesiani nel campo del tabacco e tra i più ricchi di tutta l’Asia – ha portato risorse e competenze, ma soprattutto una visione che integra sport e business in modo armonico.
Il marchio Como, infatti, è sempre più un simbolo internazionale: la promozione in Serie A è servita da trampolino per una serie di iniziative di marketing territoriale, collaborazioni con brand globali e progetti di sviluppo giovanile che puntano a radicare la società nel tessuto sociale e culturale lombardo, pur mantenendo un respiro globale.
In sintesi, la realtà lariana non è più una favola provinciale, ma un progetto manageriale con ambizioni solide. Il rifiuto dell’offerta inglese per Nico Paz e la permanenza di Fabregas sono segnali chiari: il Como non si accontenta di partecipare alla Serie A, ma punta a diventarne protagonista, senza tradire la propria identità.



