Marc Oliver Kempf è sbarcato a Como nell’agosto 2024 con la lucidità di chi sente il bisogno di una svolta. Firmato un triennale, il centrale ha abbracciato non solo un nuovo campionato, ma un modo diverso di vivere.
«È tutto nuovo: ritmo, cultura, prospettive», racconta oggi con serenità. Il lago, dice, trasmette un senso di pace difficile da spiegare; lasciare la Germania è stato complicato, ma necessario.
Ambientamento e crescita costante: «A Como capisci subito cosa offre questo posto»
Giorno dopo giorno Kempf ha trovato continuità, crescendo insieme alla squadra. Sottolinea come la vita sul Lago lo abbia accolto subito: «Chi è stato qui sa bene cosa può darti questo posto». La nuova lingua e il nuovo contesto gli hanno dato stimoli che sentiva mancargli.
L’incontro con Fabregas: «Telefonata breve, ma ho sentito l’onestà del progetto»
Il trasferimento è nato dai dati: lo scouting lo ha individuato e Ceéc Fàbregas lo ha chiamato direttamente. «La conversazione è durata poco, ma ho percepito subito la serietà e il valore del progetto», spiega il difensore. «Non tutti hanno la fortuna di cambiare Paese grazie al calcio, io volevo cogliere questa opportunità».
Kempf non nasconde l’ammirazione per il suo tecnico. «Gli allenamenti sono intensi. Fabregas porta l’eredità di chi ha giocato per Arsenal, Chelsea, Barcellona e la nazionale spagnola. Gli standard sono altissimi e lo percepisci in ogni esercizio».
La vita fuori dal campo
Fuori dal terreno di gioco, l’inserimento è stato rapido. I compagni anglofoni lo hanno aiutato, mentre lo studio dell’italiano è diventato parte della routine: «Trovare un insegnante che parlasse tedesco e italiano è stato difficile, ora seguo lezioni regolari. Durante gli allenamenti capisco quasi tutto, ma parlare resta impegnativo».
Il fascino del Sinigaglia
Le prime partite al Sinigaglia lo hanno sorpreso: «È uno stadio storico, con un cuore vivo. In Germania giocavo in arene da 40-50 mila persone, qui diecimila spettatori così vicini al campo creano un’intensità unica. Il rumore ti investe».
Differenze tra Bundesliga e Serie A
L’analisi tra i due campionati è netta: «Qui si lavora ogni giorno su tattica e possesso, fondamentali per riconquistare equilibrio nelle transizioni. In Germania c’è più corsa, più fisicità e cambi di ritmo più frequenti».
La partita che ha cambiato tutto
Il momento simbolo della sua avventura comasca resta il 2-0 alla Juventus, una vittoria che la città ricorderà per decenni. Kempf ha segnato il suo primo gol in biancoblù sul secondo palo, su cross di Nico Paz, e ha guidato la squadra in una prova difensiva perfetta: «Otto delle ventuno respinte erano mie». La fascia sulla testa nel secondo tempo ha detto il resto.
Il gol era frutto di un lavoro specifico con Cassetti e Scazzola, che lo hanno trasformato in uno dei difensori più pericolosi della Serie A in termini di xG. Ricorda anche l’incornata di Firenze, quando superò Robin Gosens prima della vittoria firmata Addai. Il Como è ora tra le squadre che concedono meno tiri in porta e meno xG in Serie A. Kempf è parte cruciale di questo cambiamento: dominante nel gioco aereo, lucido in costruzione, feroce nei duelli e affidabile nei momenti decisivi.
La sua 40ª gara in biancoblù ha coinciso con la prima vittoria sulla Juventus dopo 73 anni. «Un risultato che resterà nella storia del club».
Nuovo capitolo, nuova identità
Dalla gioventù nell’Eintracht Francoforte fino alle esperienze a Friburgo, Stoccarda e Hertha, Kempf ha sempre costruito la propria carriera con costanza. A Como ha ritrovato qualcosa di più: «Una rinascita, un nuovo scopo, un senso di appartenenza». Oggi è un leader, un riferimento, e una parte integrante della famiglia biancoblù.



il primo goal l’ha segnato contro la Fiorentina.