Nel confronto che ha visto il Como prevalere con un netto 1-5 sul Torino, le attenzioni non si sono concentrate esclusivamente sulla prestazione in campo delle due squadre. A far discutere è stata infatti la direzione arbitrale di Kevin Bonacina, protagonista di una gara che ha messo in evidenza un metro di giudizio disomogeneo, soprattutto nei casi che hanno coinvolto il VAR e le valutazioni sui falli di mano.
POCHI FISCHI IN CONTROTENDENZA CON LA MEDIA DELLA SERIE A
Partiamo dalle cose buone: Bonacina ha fischiato solo 15 falli, un dato particolarmente basso in un campionato dove il ritmo viene spesso interrotto dai numerosi interventi arbitrali. Il bilancio si è diviso in sei interventi contro il Torino e nove contro il Como, confermando comunque un andamento equilibrato sul fronte numerico.
Sicuramente ne ha giovato il ritmo con una gara molto giocata sul campo a differenza di tante altre di questa Serie A caratterizzate da eccessive interruzioni.
DISCIPLINARE
L’unico cartellino estratto è stato quello giallo mostrato a Smolcic per un intervento su Vlasic. Una scelta che ha suscitato perplessità: la sanzione è apparsa più severa del necessario, soprattutto considerando l’indirizzo generale della gara, improntato a un basso livello di interventismo. Un episodio, questo, che ha contribuito ad alimentare la sensazione di scarsa linearità nelle decisioni assunte.
Sul piano disciplinare, pochi altri episodi hanno richiesto una valutazione. Già al sesto minuto, un contatto tra Lazaro e Addai non è stato punito neppure con il semplice fallo: una scelta coerente con la volontà di lasciar giocare, ma che si inserisce in un quadro complessivo dove non tutte le decisioni sembrano seguire lo stesso criterio.
RIGORI
Molto più complessa invece la gestione dei falli di mano in area, tema centrale della partita. Il Como ha reclamato un rigore per un tocco di braccio Pedersen in seguito a un rimbalzo fortuito: dopo la revisione al VAR, il penalty non è stato assegnato, convalidando il carattere accidentale dell’impatto. In questo caso la decisione ha trovato consenso, apparendo del tutto coerente con la dinamica dell’azione.
Ben più articolata, e fonte di discussioni, la valutazione del rigore concesso al Torino. Anche in questa circostanza il pallone ha colpito il braccio di Jesus Rodriguez dopo un tocco imperfetto: Bonacina ha inizialmente assegnato la massima punizione, poi confermata nonostante la chiamata alla revisione VAR. La motivazione dell’arbitro, secondo cui il giocatore non avrebbe giocato il pallone con i piedi prima del tocco, non ha dissipato i dubbi: l’episodio è apparso in contrasto con quanto deciso pochi minuti prima sull’altro lato del campo.
La Redazione di CalcioComo ha ritenuto non adeguata l’assegnazione del rigore, sottolineando come le due situazioni presentassero tratti simili che avrebbero meritato maggiore coerenza.
RETE DELLO 0-1 IN FAVORE DEL COMO
Ulteriori proteste sono arrivate da parte del Torino per l’azione che ha portato al gol del vantaggio lariano: un braccio largo di Jesus Rodriguez sul volto di Pedersen non è stato ritenuto falloso da Bonacina, scelta che ha sollevato altre perplessità. Sebbene l’episodio non abbia influito sul risultato, ha contribuito a incrinare la percezione di uniformità nelle decisioni.
GIUDIZIO FINALE
Nel complesso, l’arbitraggio è apparso incerto e poco uniforme, con episodi simili giudicati in modo diverso e una gestione tecnica della gara che complessivamente giudichiamo insufficiente.
Il voto assegnato a Bonacina, da parte della Redazione di CalcioComo per la sua prestazione al “Grande Torino”, è un 5 in pagella, un giudizio che riflette le tante incongruenze riscontrate nell’arco dei 90 minuti.




Bonacina e Var di Lissone vergognosi.