Il calcio sta cambiando, ma una cosa non cambia mai: l’arbitro ĆØ sempre nell’occhio del ciclone. E forse il problema sta proprio qua, nella mancanza di cultura sportiva. Ma ci arriviamo.
Errori, situazioni simili giudicate in modo diverso tra una partita e l’altra, chiamate al monitor che non arrivano quando servirebbero o che arrivano quando non servirebbero: in questa Serie A ne stiamo vedendo di tutti i colori. Tanto che ieri sera dopo Inter-Lazio Maurizio Sarri ha tuonato: “Penso sia l’ora di cominciare a pensare di noleggiare gli arbitri dall’estero, perchĆ© io non ne vedo all’altezza“. Un tema che ritorna con discreta frequenza, non solo in Italia: se n’ĆØ parlato anche in Inghilterra, mentre in Turchia l’hanno fatto, mettendo al VAR fischietti stranieri per le partite più importanti.

La domanda resta la solita: risolveremmo qualcosa? Innanzitutto bisogna dire questo: le vere decisioni scandalose erano i fuorigioco di tre metri non fischiati, i rigori dati senza il minimo contatto o le testate a palla lontana non viste. Il VAR ha tolto tutto ciò. E noi cos’abbiamo fatto? AnzichĆ© esserne felici, abbiamo alzato le pretese. Abbiamo messo nel mirino episodi 50-50 sui quali un tempo avremmo chiuso un occhio. L’intervista che abbiamo fatto tempo fa con Massimo Dotto andava a toccare molti concetti a cui il tifoso medio non pensa.
Poi le lacune degli arbitri ci sono, ĆØ evidente. E anche sull’AIA e i meccanismi di promozione ci sarebbe da aprire un libro lungo mille pagine. Però diciamoci il problema principale: il protocollo VAR sembra nato per complicare le cose. Con mille paletti e clausolette che vorrebbero eliminare la discrezionalitĆ dell’arbitro ma che alla fin della fiera creano solo iniquitĆ . E se un fischietto che ha giĆ i suoi difetti si trova a lavorare in un contesto cosƬ confuso, fa ovviamente danni.
No, non recluteremmo arbitri stranieri. Le polemiche arbitrali ci sono ovunque e abbondano anche in Champions. Mettiamo piuttosto i nostri arbitri nelle condizioni migliori. Semplifichiamo il protocollo: abbiamo la nostra idea su come farlo, magari ne parleremo in futuro. E lavoriamo sull’implementazione dell’intelligenza artificiale per il futuro. DopodichĆ© però la perfezione non fa parte di questa terra e il tifoso deve accettarlo, per l’attaccante cosƬ come per il direttore di gara. Oltretutto il calcio non ĆØ la pallavolo: ĆØ uno sport complesso, pieno di variabili. E la sensazione ĆØ che, se anche arrivassimo al punto in cui ogni gol, ogni espulsione, ogni rigore fossero giudicati in maniera equa, inizieremmo a lamentarci del singolo fallo o della rimessa laterale che era mia e non tua. Rilassiamoci.

