“La Serie A può arricchire la filosofia spagnola. Fabregas lo sta dimostrando”

Robert Moreno ha allenato Cesc al Monaco e spiega: "Lui in una squadra top? La questione non è 'se', ma 'quando' e con quale progetto"

Parola a Robert Moreno. Ex CT della Spagna durante i problemi personali di Luis Enrique, ex vice dello stesso Luis Enrique sia alla Roja che alla Roma, ma anche ex allenatore del Monaco quando nel centrocampo del Principato c’era Cesc Fabregas.

Intervistato da Giacomo Iacobellis di TMW, Moreno ha detto la sua su Fabregas e sul Como: “E’ uno dei progetti più interessanti del calcio europeo. E non lo dico per il mio rapporto con Cesc, ma perché quello che stanno costruendo ha una coerenza rara nel calcio moderno. Ha radici chiaramente spagnole ma viene adattato al campionato italiano. Sta dimostrando che la Serie A può assorbire e arricchire quella filosofia, non rifiutarla, Quando l’intelligenza tattica della Serie A si combina con un’idea di gioco collettiva chiara, il risultato può essere speciale”.

Oggi sta facendo grandi cose sul Lario, ma c’è già chi scommette su di lui per le panchine più prestigiose del mondo: “Non ho nessun dubbio che Cesc possa avere successo in un top club”, spiega con sicurezza il 48enne catalano. “Il modo in cui capisce il calcio è quello di chi ha giocato nei migliori club del mondo e ha elaborato tutta quella conoscenza in modo molto profondo. Non si improvvisa, e non la danno le licenze né i corsi. Quando lo senti parlare di transizioni, di linee di passaggio, di tempi, di come si rompe un blocco difensivo, sta parlando il giocatore che è stato, sì, ma sta già parlando anche l’allenatore che sta diventando. E quello che sta facendo al Como con le risorse che ha è la migliore lettera di presentazione possibile per un top club. La domanda pertinente non è se può avere successo a quel livello. Credo di sì. La domanda è quando e con quale progetto. Perché non basta la conoscenza, serve un proprietario che capisca il processo, che si fidi dei tempi, che non vada nel panico davanti a un momento difficile. Nel calcio moderno, questo è il bene più raro“.

Com’era avere Fabregas da calciatore? Robert spiega: “Era come avere un allenatore in campo. E fuori dal campo pensava come pensi tu. Ma quello che mi impressionava di più di lui era quello che accadeva negli allenamenti: aveva un interesse genuino, quasi ossessivo, per il lavoro che facevamo. Voleva capire il perché di ogni esercizio. In lui c’era già un allenatore in attesa. Quello che sta ottenendo al Como per me non è una sorpresa: l’avevo visto arrivare“.

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