L’Italia come Cipro e Lettonia: il calcio inutilmente lontano da chi lo vive

Ieri si è tornati a giocare di venerdì alle 18.30: unico campionato di alto livello a farlo. E per cosa? Le tifoserie di tutta Italia si stanno mobilitando per questo e altri soprusi

Siamo l’unico campionato europeo serio che gioca il venerdì alle 18.30. Ieri con Cagliari-Napoli è tornata questa insensata abitudine. Visto che non si poteva giocare lunedì per le nazionali, la Lega ha pensato bene di tornare a questa calendarizzazione totalmente contraria al buon senso e alle esigenze dei tifosi.

Sapete in Europa quali partite si giocavano in contemporanea a Cagliari-Napoli? Una partita nel campionato cipriota, un’altra in quello croato, un paio in serie B tedesca, altre due tra Lettonia e Lituania, una in Romania, una in Slovenia, alcune in serie B austriaca. Si giocava anche in Albania e in serie B portoghese, ma lì hanno avuto la compiacenza di iniziare alle 19. Serve aggiungere altro?

Sì, serve aggiungere che da 15 anni ormai sperimentiamo il calcio spezzatino con partite anche di venerdì e di lunedì, E cosa abbiamo ottenuto? Siamo rimasti ampiamente dietro a Premier League e Liga spagnola per ricavi da diritti tv e abbiamo solo creato un sacco di problemi a chi va allo stadio.

Forse avrete sentito della mobilitazione che si sta mettendo in moto tra le tifoserie di tutta Italia. C’è attiva una petizione, firmata anche dai ragazzi della Curva lariana, per chiedere l’eliminazione delle squadre B, prezzi popolari per i settori popolari, calendari e orari rispettosi dei lavoratori, stadi a misura di tifoso, tutela delle trasferte e dei tifosi ospiti, stop a misure ingiuste, regole stringenti sulle multiproprietà. Porterà a qualcosa? Non lo sappiamo. Ma da qualcosa bisognava partire: la deriva di questo calcio-business obbliga i tifosi, anche sportivamente rivali, a mettersi insieme per far valere le proprie ragioni.

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