Ma perché il Como vuole solo e soltanto Morata?

Per l’attacco biancoblu Alvaro Morata è il piano A, il piano B e il piano C. Eppure non è reduce dalla migliore stagione della carriera. E anche la trattativa si sta dimostrando complicata. Proviamo a capire i motivi di questa “ostinazione”.

PERCHE’ SI

  • Esperienza e leadership – Nella sua biografia c’è di tutto: dalle due squadre di Madrid alla Juventus, dal Chelsea al Milan. Ovunque ha messo in bacheca trofei, con le perle delle due Champions vinte al Real e dell’Europeo alzato al cielo di Berlino appena un anno fa. Ne ha viste tante, ma ha anche sviluppato carisma, altrimenti non sarebbe diventato capitano della Spagna. E dopo il ritiro di Reina e Iovine e l’arrivo di tanti giovani talenti, il Como ha bisogno di leader che siano d’esempio nel mettere la squadra davanti a sé stessi. Dettaglio non trascurabile: è amico di Fabregas.
  • Lavoro difensivo – Questo aspetto è sottovalutato, attenzione. Morata è uno che si è sempre sbattuto molto in fase di non possesso, anche nelle sue annate più difficili. E’ in grado sia di leggere bene le linee di passaggio, sia di andare efficacemente a contrasto. Non sarà esplosivo come dieci anni fa, ma in una squadra che fa una partita a settimana, che pressa altissimo e che richiede a tutti di rincorrere gli avversari, una punta così farebbe comodo.
  • Competenze e adattabilità – Parliamo di un giocatore che sa fare molte cose e può essere utilizzato in svariati modi. Le statistiche degli ultimi anni descrivono un attaccante adattabile alle richieste del proprio tecnico. Ha giocato in squadre verticali, ma si è anche misurato col gioco spalle alla porta. Sia vicino che distante dalla rete. E’ stato allenato da Simeone e Allegri, ma anche da Conte, Luis Enrique e Del Bosque. C’è chi l’ha esaltato in zona gol, chi l’ha usato come centravanti di manovra e chi addirittura l’ha spostato esterno. A volte è stato titolare fisso, a volte era il primo cambio che provava a decidere le partite nel secondo tempo. Nella sua “valigia calcistica” c’è tutto questo.
  • Attacco alla profondità – Come appena detto, il ragazzo in carriera ha fatto un po’ di tutto. Però una delle qualità che l’ha reso famoso è l’inserimento negli spazi. E’ vero che il Como ha un gioco avvolgente e spesso si ritrova con tanti uomini nell’area avversaria, ma, quando si costruisce dal basso, avere una punta capace di farsi mandare in porta con un solo passaggio offre una bella alternativa. Starà ad Alvaro dimostrare di avere ancora l’esplosività necessaria per bruciare i difensori e sbranare il campo alle loro spalle.

OBIEZIONI

  • “Al Milan ha fatto male”. Vero. Ma i rossoneri l’anno scorso hanno provato sei attaccanti: Abraham, Morata, Gimenez, Jovic, Camarda e mettiamoci pure Joao Felix. Tutti hanno deluso. Viene da pensare che ci sia un problema a monte, al di là del valore dei singoli. Morata se n’è andato dicendo “Al Milan sono successe cose mai viste” e forse non aveva tutti i torti. Al Galatasaray invece ha conquistato il campionato, segnando abbastanza (vedi sotto) e quando ha giocato lui, la squadra ha vinto quasi sempre.
  • “Ha bisogno di un altro attaccante vicino”. Questo è un tema. La frase tra virgolette l’ha detta Allegri. In effetti alla Juventus giocava con Tevez, ma anche all’Atletico aveva vicino Griezmann che non è un semplice trequartista. In biancoblu i palloni gli arriverebbero anche in un 4-2-3-1, però a livello di movimenti e spazi potrebbe sentire la mancanza di una punta al suo fianco.
  • “Segna poco”. La sua carriera parla chiaro: in Liga ha sempre trovato la rete con discreta continuità. Per esempio nella stagione 23-24 all’Atletico tra campionato e Champions ne ha fatti 20 in 42 partite, senza rigori. In Serie A però siamo a 40 gol in 146 apparizioni: proprio pochi per un attaccante. In Turchia 6 centri (2 su rigore) in 12 presenze, ma questo è un dato che fa testo fino a un certo punto. L’idea del Como è che in una squadra molto spagnoleggiante possa riproporre i numeri fatti registrare in patria. Comunque anche nella sua parentesi milanista, i pochi gol sono dovuti più alle poche occasioni avute e procuratesi, piuttosto che a un alto numero di gol mangiati.
  • “E’ vecchio”. Mah, a 32 anni c’è ancora domani, per dirla come la Cortellesi. I dati difensivi parlano di un giocatore in buona salute. Allo stesso tempo a livello di infortuni quella appena passata è stata la stagione più complessa, con tanti piccoli stop qua e là. Per chi scrive, la testa incide molto più della carta d’identità, soprattutto giocando una volta a settimana. Morata ci sembra uno che, se sta bene a livello emotivo e familiare e se ha fiducia, può ancora dire la sua.
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7 mesi fa

Perché Morata a 9 è e sarà sempre un grande SI!

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