La vicenda legata alla diffida sullāutilizzo del nome di Stefano Borgonovo continua a generare tensioni e reazioni emotive, aggravando un clima giĆ segnato dalle incomprensioni tra la famiglia dellāex calciatore e la tifoseria del Como. Le parole di Marco Borgonovo, fratello dellāattaccante scomparso nel 2013, hanno aggiunto un ulteriore livello di dolore a una storia che ha spiazzato una comunitĆ sportiva abituata a celebrare il ricordo di un uomo ritenuto esempio di coraggio e dignitĆ . «à come se Stefano fosse morto unāaltra voltaĀ», ha dichiarato, raccontando ai microfoni dei colleghi de Il Giornale lo sconforto della sorella Giusy, in lacrime, e lāatmosfera di smarrimento che accompagna questa rottura insanata: Ā«Mi ha chiamato mia sorella Giusy e piangeva. Ć tutto veramente triste!Ā».
Secondo quanto riportato da Il Giornale, Marco ha spiegato come i rapporti con Chantal, vedova del fratello e responsabile della Fondazione che porta il nome dellāex attaccante, si siano interrotti dopo la sua morte. La diffida, inviata ai Pesi Massimi, intima alla tifoseria organizzata di non utilizzare più il nome di Borgonovo per il trofeo assegnato al miglior giocatore del Como della stagione precedente, nĆ© per materiali promozionali o iniziative correlate. Nel documento, la famiglia riconosce lāimpegno e lāattenzione dimostrati negli anni, ma conferma la volontĆ di revocare lāautorizzazione precedentemente concessa, motivando la scelta con una riorganizzazione finalizzata al controllo diretto di ogni utilizzo del nome dellāex calciatore.
Il gruppo dei Pesi Massimi ha espresso pubblicamente sconcerto, sottolineando il valore simbolico della figura di Borgonovo per la tifoseria e ricordando come il nome del campione sia stato onorato attraverso numerose iniziative, tra cui la targa collocata nel piazzale del Sinigaglia. Il ricordo, affermano, ĆØ stato costante e rispettoso, fin dai giorni successivi alla scomparsa dellāattaccante che, con 22 gol in 116 presenze, rimane una figura iconica nella storia el Como. La tifoseria ha manifestato sorpresa anche per la decisione della famiglia di non accettare lāinvito a un incontro chiarificatore, un aspetto smentito però dalla legale della vedova: secondo lāavvocato Frigerio, lo studio non avrebbe ricevuto alcuna richiesta formale.
Lāinterruzione di qualsiasi linea di dialogo ha lasciato emergere un clima di incomprensione, amplificato dallāappoggio esterno arrivato da piazze tradizionalmente rivali come Lecco. Per i Pesi Massimi, questo sostegno testimonia come la vicenda abbia superato i confini della rivalitĆ sportiva, trasformandosi in un caso di natura identitaria e affettiva che tocca una figura profondamente amata anche al di fuori del Como.
Marco Borgonovo ha raccontato come lui stesso e altri membri della famiglia continuino a frequentare il Sinigaglia e a mantenere rapporti con ex giocatori legati a Stefano, come Bobo Maccoppi. Ā«A dimostrazione che l’indignazione ĆØ andata oltre le barriere del tifoĀ» – dichiara il fratello di Stefano – Ā«Siamo in contatto con Bobo Maccoppi, ex Como, e mia sorella al Sinigaglia ci va spesso. Una cosa del genere non credo sia mai accaduta. Fosse per noi, vorremmo sempre sentire risuonare il nome di Stefano. SempreĀ».
Il desiderio espresso dal fratello ĆØ quello di vedere il nome di Stefano risuonare ancora e sempre, segno di un legame che la tifoseria ha custodito per oltre un decennio.
Il contrasto tra le parti, però, appare ancora lontano da una soluzione. Da un lato la famiglia della vedova, decisa a tutelare lāimmagine dellāex calciatore attraverso un controllo più rigido; dallāaltro la tifoseria, che si sente privata di un simbolo che ha rappresentato e continua a rappresentare un pezzo della propria identitĆ . Una frattura che colpisce lāemotivitĆ collettiva, rendendo ancora più dolorosa una storia che, per molti, non avrebbe dovuto trasformarsi in un conflitto.




