Marinozzi: “Butez per il Como è importante quanto Nico Paz”

Il giornalista analizza la vittoria di Torino: "Bello quel 5-4-1". Ed esalta il portiere: "Visione di gioco incredibile. Pressarlo superficialmente è vietato"

Il giornalista e telecronista di DAZN Andrea Marinozzi ha analizzato sul proprio canale Youtube la prestazione del Como a Torino, soprattutto dal punto di vista tattico. Partendo da una valutazione generale sulla Juventus:Mi ricorda il Milan dello scorso anno: può tirare fuori la grande prestazione, ma nelle difficoltà si scioglie. Questione di testa, manca personalità. E’ una situazione che rischia di costargli il quarto posto. Ha avuto difficoltà nel togliere palla al Como“.

E proprio in questo senso, il collega dedica ampio spazio al ruolo di Jean Butez nella manovra biancoblu: “Contro il Como c’è una cosa che non va mai fatta e che la Juventus ha fatto: pressare in maniera superficiale Butez, un portiere fortissimo nel trovare l’uomo libero. Se vuoi pressarlo, devi farlo solo in situazioni scomode per lui. La Juve non è riuscita a prevedere le giocate del Como. A volte ha portato anche un uomo in più in pressing proprio per prendere Butez, ma se fai questo devi trovare il modo per ostacolare il passaggio per l’uomo libero e la Juve non c’è riuscita. Vincono senza Nico Paz, qualcosa di ancora più grande. Ma Butez credo sia importante quanto Nico Paz, è fondamentale per far giocare bene il Como. Ma non solo perché è bravo coi piedi, anche perché ha una visione di gioco incredibile. Mi piace moltissimo“.

Altre considerazioni sparse sulla partita: “Secondo me anche sul secondo gol sbaglia Di Gregorio, esce troppo e consente agli avversari di appoggiare in porta. Detto questo il Como ha fatto una partita bellissima. Mi piace particolarmente questo 5-4-1 in fase di non possesso, si muovono bene di reparto senza perdere equilibrio. Ma la cosa bella la fanno col pallone, trovano sempre l’uomo libero. Vojvoda e Valle larghissimi sulle fasce danno un riferimento ai compagni e bloccano gli esterni avversari. E poi grande mobilità, Caqueret si muoveva tantissimo, Koopmeiners non sapeva mai se seguirlo o no“.

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