La partita di ieri si può leggere in molti modi differenti. Fabregas ha preferito sistemarsi sull’estremo più positivo, parlando di tante occasioni create e di “palla che non voleva entrare”. A nostro avviso esagerando un po’, visto che Skorupski ha fatto solo un paio di parate su tiri non eccezionali di Kempf e Ramon. E’ altrettanto vero che se parliamo di “azioni da tiro” (SCA), secondo fbref.com lo scontro è stato equilibrato: 26-25 per il Bologna. Segno che il Como ha creato presupposti per fare male all’avversario. Poi però gli highlights fanno vedere solo azioni avversarie. Gli abbiamo fatto un po’ il solletico, in pratica.
Quindi la verità sta probabilmente nel mezzo. La prestazione non è stata disastrosa, si è tenuto bene il campo, però evidentemente è mancato qualcosa sia in fase di costruzione – il pressing bolognese ci ha soffocato – sia nell’ultimo passaggio. Vedendo la partita la sensazione era di un Como un po’ spento e di un Bologna più pericoloso e forse anche più motivato. Com’era normale che fosse, considerando il fattore campo e i risultati ottenuti dalle due squadre alla prima giornata.
E allora ad ogni lettore la scelta di come giudicare la sconfitta di Da Cunha e compagni. Meritata? Ingiusta? Una cosa è certa. Quella di ieri era una delle trasferte più impegnative del campionato. L’anno scorso a Bologna sono inciampati il Napoli campione, la Juventus e l’Atalanta; sono ruzzolate le milanesi e il Borussia Dortmund; la Lazio ne prese addirittura 5. Quindi una sconfitta ci sta, soprattutto considerando l’evidente spinta psicologica che la sconfitta di Roma ha dato ai già forti rossoblu. L’ulteriore step di crescita sarà riuscire a fare male anche in partite del genere.
Intanto dobbiamo segnalare ciò che è successo sugli spalti. E cioè che i tantissimi lariani nel settore ospiti hanno fatto un figurone nel catino pienissimo del Dall’Ara: sostegno caldissimo e rumoroso, a volte ancor più di quello dei padroni di casa. Anche il tifo sta provando a crescere, in numeri e in decibel. E possiamo dire che ci sta riuscendo.
(Foto d’archivio)

