La partita Torino–Como, in agenda lunedì alle 18.30, rievoca inevitabilmente il nome di Gigi Meroni, talento romantico del calcio italiano e doppio ex amatissimo da entrambe le tifoserie. Ed è proprio in questi giorni che una notizia dal forte valore simbolico ha preso il volo: dal 17 dicembre al 26 gennaio, il Museo della Seta di Como ospiterà una mostra interamente dedicata alla figura dell’ala di via Milano. Un omaggio che arriva quasi per incanto, a pochi giorni dalla sfida tra le due squadre che più di tutte hanno segnato la sua carriera.
Il progetto firmato dalla Fondazione Setificio
Come ben raccontano nella loro edizione odierna i colleghi de La Provincia il promotore dell’iniziativa è Graziano Brenna, presidente della Fondazione Setificio e amico storico della famiglia Meroni. L’obiettivo, spiegano gli organizzatori, è raccontare il calciatore in tutte le sue sfumature: non solo l’artista del dribbling, ma anche l’uomo sensibile, l’esteta, il creativo che viveva il mondo dell’arte con la stessa naturalezza del rettangolo verde.
In esposizione ci saranno cimeli calcistici, come la tuta del Mondiale 1966, maglie granata e rossoblù, scarpe e trofei, molti dei quali provenienti dai musei di Torino e Genoa. Ma il cuore dell’allestimento sarà dedicato ai suoi lavori grafici e tessili, un aspetto meno conosciuto ma fondamentale per comprendere la personalità di Meroni.
L’artista dietro al calciatore
Grazie al lavoro della curatrice Chiara Ghizzoni, è stato ricostruito il legame che Gigi aveva con figure come Renato Guttuso e Corrado Cagli, rapporti nati non da un semplice hobby ma da un’autentica vocazione artistica. Nuovi documenti hanno confermato che Meroni aveva persino preso parte alla prestigiosa mostra di arazzi di Asti, segno di una maturità creativa ben oltre le aspettative per un atleta del suo tempo.
Le ricerche hanno fatto emergere anche le sue origini nel mondo del disegno: da giovanissimo, appena concluse le medie, si avvicinò alla disciplina lavorando in uno studio consigliato dal Cavalier Ratti, figura di riferimento del quartiere. Lì, tra schizzi e prove su tessuto, nacque la farfalla che avrebbe incantato l’Italia.
I foulard ritrovati e riportati alla luce
Uno degli episodi più emozionanti emerso durante la preparazione della rassegna riguarda la sorella di Gigi, Maria, che aprendo armadi rimasti intatti per decenni ha riportato alla luce materiali preziosi. Tra questi, un rotolo di disegni originali destinati alla creazione di foulard, idea che Meroni aveva immaginato più di cinquant’anni fa.
Brenna, colpito dalla qualità dei bozzetti, ha deciso di concretizzare quel progetto mai realizzato: in collaborazione con la Stamperia di Lipomo, quei foulard sono stati finalmente prodotti e saranno presentati nella Sala Penelope del Museo della Seta come parte centrale dell’esposizione. «Vederli prendere forma è stato naturale – racconta Brenna – abbiamo persino ricostruito la sua firma, che nei disegni originali appariva troppo affrettata».
Un ricordo che vive ancora
Per chi ha conosciuto Gigi, come lo stesso Brenna, l’emozione è costante: «Non scorderò mai il suo debutto al Sinigaglia contro il Napoli», ricorda sulle pagine del quotidiano lombardo. Il legame con il campione resta fortissimo e la mostra promette di ripercorrere non solo la sua carriera, ma anche l’eredità affettiva che ha lasciato in città.
Tra qualche settimana verrà presentato il programma ufficiale dell’esposizione, probabilmente alla presenza di figure vicine alla storia di Meroni, tra cui Natalino Fossati, Angelo Cereser e – possibilità concreta – il presidente del Torino Urbano Cairo.

