Il dibattito sulla possibilità di disputare partite di Serie A fuori dall’Europa si riaccende con forza dopo un altro intervento del commissario europeo per la giustizia generazionale, la gioventù, la cultura e lo sport, Glenn Micallef. In una lettera aperta indirizzata ai principali media europei, il commissario ha criticato severamente l’ipotesi che incontri ufficiali – come Milan-Como nel 2026 – possano essere ospitati negli Stati Uniti o in Australia.
Micallef sottolinea che la questione non riguarda solo la logistica o la programmazione, ma piuttosto un principio fondamentale: il calcio europeo deve rimanere radicato nel proprio territorio. “Una sola partita di campionato fuori dall’Europa è già una di troppo”, aveva già affermato nel suo primo intervento al parlamento UE e lo ha ribadito all’interno della missiva in questione. Il commissario evidenzia che le competizioni nazionali sono espressione di identità, appartenenza e coesione sociale, non un semplice prodotto esportabile per generare profitti.
I tifosi, secondo Micallef, sono stati storicamente fedeli ai loro club, nonostante l’aumento costante dei prezzi dei biglietti, degli abbonamenti TV e dei servizi streaming. Tuttavia, privarli del diritto di assistere fisicamente alle partite rappresenterebbe, secondo lui, una rottura del patto di fiducia con le comunità. “Non si tratta di innovazione ma di tradimento”, ha dichiarato.
A rafforzare la sua posizione, il commissario cita un recente sondaggio che mostra come oltre l’80% dei tifosi sia contrario alla disputa di partite all’estero. Anche l’Associazione dei calciatori professionisti spagnoli e l’allenatore del Como si sono dichiarati contrari all’iniziativa.
Per Micallef, il calcio è un bene pubblico e sociale, non un bene di consumo. “Il calcio non è un prodotto e i tifosi non sono clienti”, ha detto, ribadendo il valore culturale dello sport come strumento di aggregazione intergenerazionale e appartenenza comunitaria.
Non è la prima volta che si affronta questo tema: alcune finali di coppa nazionale si sono già disputate all’estero, sollevando le proteste dei tifosi che attendevano da anni il sogno di una finale nel proprio stadio. Secondo il commissario, dietro queste decisioni si cela solo una motivazione commerciale: il profitto.
Le cifre però raccontano un’altra storia: nella stagione 2023/2024, il calcio europeo ha registrato entrate record per 38 miliardi di euro, con una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. Dati che secondo Micallef smentiscono l’idea che lo spostamento delle partite all’estero sia motivato da necessità economiche urgenti. “Se davvero si tratta di sostenibilità finanziaria, allora serve un dibattito trasparente e costruttivo, allineato ai principi del modello sportivo europeo”, ha affermato.
Micallef ha annunciato l’organizzazione di una tavola rotonda sul tema della governance sportiva, coinvolgendo tutti gli attori chiave. Il suo obiettivo è rafforzare un quadro normativo europeo in grado di proteggere l’integrità sportiva e il legame culturale tra club e territori.
Infine, il commissario ha invitato i cittadini europei a partecipare attivamente alla consultazione pubblica prevista per settembre, in vista della pubblicazione del documento “Una visione strategica per lo sport in Europa”, atteso per il 2026. “Il calcio europeo appartiene all’Europa, ed è nostro dovere difenderlo”, ha concluso.


