Alvaro Morata è sempre più vicino a diventare ufficialmente un giocatore del Como, ma il suo legame con il club lariano affonda le radici già da diverse settimane. L’attaccante spagnolo, infatti, aveva manifestato chiaramente la sua intenzione di unirsi al progetto sportivo guidato da Cesc Fabregas, amico ed ex compagno, già a giugno, ben prima dell’apertura del calciomercato estivo. Una scelta maturata con convinzione, nata dal desiderio di essere parte attiva di un progetto ambizioso che punta in alto.
Il Como ha dovuto attendere, ma la svolta è arrivata con l’annuncio di Viktor Osimhen e Leroy Sané al Galatasaray con una grande presentazione andata in scena ieri sera. Una doppia operazione, rispettivamente con Napoli e Bayern Monaco, che di fatto ha liberato Morata dalla concorrenza nel tridente del club turco. Con l’innesto di due fuoriclasse accanto al confermato Mauro Icardi, che è anche il capitano delle “Cimbom“, le chance per Morata di giocare con continuità si erano ormai ridotte drasticamente, rendendo ancora più urgente il suo addio, anche in vista del Mondiale del 2026, uno degli obiettivi principali del giocatore.
Nel frattempo Morata ha mantenuto a lungo un atteggiamento professionale, ma senza mai abbandonare il suo obiettivo principale: indossare la maglia del Como. La società turca ha cercato fino all’ultimo di ottenere il massimo possibile dalla sua cessione, forte di un contratto che avrebbe dovuto tenerlo a Istanbul almeno fino a gennaio.
Fabregas è stato un elemento chiave in questa trattativa, non solo come ex compagno e amico, ma soprattutto come figura centrale del progetto tecnico lariano. Il legame tra i due è profondo, ma a spingere Morata verso Como non è stato soltanto l’aspetto personale: la consapevolezza di poter vincere e di essere al centro di un progetto in forte ascesa ha avuto un peso determinante.
Con i suoi 32 anni appena compiuti, Morata non è affatto in fase calante: nella scorsa stagione ha realizzato 11 reti divise tra Italia e Turchia, mentre nei due anni precedenti all’Atletico Madrid aveva messo a segno ben 58 gol tra campionato e coppe. In carriera ha collezionato 229 gol e 87 assist in 630 partite di club, oltre alle 37 reti in 86 presenze con la Nazionale spagnola, senza contare le 27 reti in 28 partite con le selezioni spagnole giovanili.
Il suo palmarès parla da solo: due scudetti in Italia, due in Spagna, uno in Turchia, due Champions League, trofei nazionali in quattro diversi Paesi, una Supercoppa UEFA, un Mondiale per club, e l’Europeo con la Spagna. Un bagaglio d’esperienza che nessun altro giocatore arrivato al Como può vantare.
Questo trasferimento rappresenta un unicum nella storia recente del club: per la prima volta, come ricordano anche i colleghi de La Provincia, un calciatore che ha vinto in Serie A sceglie di approdare al Como, invertendo una tendenza consolidata che ha visto più spesso giocatori partire dal lago per raggiungere la gloria altrove. Questo passaggio segna un punto di svolta, non solo per il Como ma anche per l’intero panorama calcistico italiano.

