Negli anni ’70 e ’80 era un illuminato regista, oggi è uno scanzonato opinionista della Domenica Sportiva. Eraldo Pecci è stato intervistato oggi da Nicola Nenci e, sulle pagine de La Provincia, si è concesso un commento al calcio di oggi ma anche un po’ di amarcord.
Partiamo dall’attualità: “Da subito ho visto che il Como aveva un’idea di calcio. Poi ci ha messo un po’ a far quadrare le cose, ma anche quando perdeva si vedeva che c’era un impianto. Poi, certo, ha speso di più di una squadra come l’Empoli, ma il gioco c’è. Fabregas si vede che è giovane perché si incazza ancora tantissimo. Diciamo che è uno che non ha preso da Liedholm. Ma al passare degli anni si calmerà anche lui“. E su Paz: “A chi non piace? Mi ricorda Beccalossi per i colpi di genio“.
Guardando al passato, invece, Pecci ricorda quel Como-Torino del 1975-76: “Vincemmo 1-0 con gol di Graziani di testa. Ricordo che credo di non aver mai tirato tante volte in porta come quella partita, ma Rigamonti ci arrivò sempre. Eravamo andati in testa alla classifica e avevamo un seguito di tifosi molto importante. Affrontammo quella partita con determinazione. Anche se nel ritiro ci fu la mia famosa battuta. Andai da Radice a tarda sera e gli dissi che non riuscivo a dormire. Mi chiese, tutto preoccupato, se avessi qualche problema. E io gli risposi: ‘è che qui sopra c’è Chiasso!’ Mi diede due calci nel sedere… Di quel Como ammiravo molto Correnti. E poi ricordo lo scenario incantevole del Sinigaglia. All’andata invece giocammo a Torino in un nebbione che non si vedeva di qui a lì“.
In conclusione, non possiamo non riportare una frase troppo, troppo bella: “Le squadre sono come le donne, ognuna diversa dall’altra, ognuna con un carattere e un fascino particolare. Ci sono quelle più fredde e quelle più passionali. Il Torino ti entra nelle ossa, si porta dietro una storia tragica che non può non conquistarti. Però da quando sentii Gullit chiedere ‘ma chi sarebbe questo Rivera?’, ho perso molta fiducia nei fili che collegano la storia“. Amen.



