Vogliamo bene a questa societĆ . A questa proprietĆ , soprattutto, che finora ha fatto ciò che noi tifosi facciamo da una vita: ha speso tanti soldi per il Como. Ma non possiamo fare a meno di dissociarci dalla letterina piena di retorica e contraddizioni pubblicata oggi dal club (non l’hai letta? La trovi QUI). Proponiamo sotto le principali tesi che Suwarso – o chi per lui – ha portato a sostegno della scelta di emigrare in Australia e le confutiamo una ad una.
- LA MISSIONE: “Riportare la Serie A al centro del calcio mondiale“. E vogliamo farlo giocando in un paese come l’Australia, che ama il calcio tanto quanto un eschimese ama i cammelli?
- L’OBIETTIVO NOSTALGICO: “Riportare la Serie A alla gloria di cui godeva negli anni ā90″.Ā Negli anni ’90 la Serie A era il campionato più bello del mondo non certo grazie a qualche milione raccattato qua e lĆ , bensƬ perchĆ© aveva imprenditori talmente appassionati da essere disposti a spendere i propri patrimoni personali nel calcio.
- I SACRIFICI: “Potrebbe richiederne, in termini di comoditĆ , comfort e routine“. No, signori, non ĆØ una questione di comoditĆ . E’ che il 99% dei tifosi del Como, in Australia semplicemente non ci può andare.
- I TOP PLAYER: “Come possiamo trattenere i nostri migliori giocatori … se non ci adattiamo?” Ma avete sentito cosa pensano i giocatori di questa roba? Pensate di attrarli imponendogli cose che non gli piacciono?
- LO SPETTRO FRANCESE: “Abbiamo tutti visto cosa succede quando una lega non riesce a evolversi. In Francia, il crollo dellāaccordo di trasmissione nazionale ha lasciato i club nel caos, i giocatori senza stipendio e i tifosi demoralizzati”.Ā In Ligue 1 ĆØ successo che la lega non ĆØ riuscita a trovare emittenti francesi disposte a comprare i diritti tv. In Francia. Qualcuno ci spiega cosa c’entra questo col portare partite all’estero? Se l’anno scorso avessero giocato Marsiglia-Lorient in Madagascar, avrebbero venduto più facilmente i diritti tv alle emittenti francesi? Boh…
- IL MODELLO INGLESE: “La Premier domina la scena mondiale. I suoi introiti all’estero superano quelli nazionali. I diritti internazionali della Serie A generano meno del dieci per cento di quanto guadagna la Premier League allāestero”.Ā Vero. E quante partite all’estero hanno giocato, per raggiungere questo risultato? Zero. Quindi?
- L’UTILE: “Non ĆØ una questione di aviditĆ . La maggior parte dei club in Italia non ĆØ redditizia”. Ma chi l’ha detto che il calcio debba essere un’attivitĆ redditizia? I presidenti delle squadre dalla Serie C alla Terza categoria ci guadagnano? Per i tifosi la propria fede ĆØ redditizia o ĆØ un costo economico? E se chi ĆØ giĆ miliardario vuole guadagnarci, forse anche il tifoso ad un certo punto cercherĆ “l’autosostenibilitĆ ”. E lƬ il calcio sarĆ finito del tutto.
- SOPRAVVIVENZA – “Si tratta di garantire la sopravvivenza“. Forse non ci crederete, ma in Italia (e in tutto il mondo) il calcio non si ĆØ mai trasformato in un circo itinerante, ma nonostante questo sopravvive da un secolo… La lotta per la sopravvivenza ĆØ una cosa seria, ma riguarda altre categorie di persone, non certo i padroni delle societĆ di calcio.
- COME SE FOSSE ANTANI: “Non si tratta solo di una partita. Ć una dichiarazione dāintenti, un movimento per ricollegare il mondo alla bellezza, alla cultura e alla passione del calcio italiano”.Ā Questa l’ha scritta il conte Mascetti, dai. Abbiamo capito solo una cosa: non si tratta solo di una partita. E’ proprio di questo che abbiamo paura.
- GLI AMBASCIATORI: “Invitiamo 50 tifosi a unirsi a noi in questo viaggio in Australia”.Ā A San Siro saremmo stati in 5.000. Facciamo nostro un motto della Curva: o tutti o nessuno. Questo invece ci sembra proprio un contentino.



