“Se abbiamo noi il pallone, non è un problema”, ha ribadito più volte Cesc Fabregas per spiegare la filosofia del suo Como: un centrocampo tecnico, leggero, costruito per giocare e non per distruggere. Un’idea chiara, coerente con il suo stile e la sua visione calcistica. Ma l’ultima mezzora contro il Genoa ha fatto riemergere una fragilità strutturale su cui ora anche i tifosi e gli osservatori iniziano a interrogarsi.
La partita contro i rossoblù ha evidenziato come il Como possa soffrire quando perde il controllo del gioco. Finché la squadra detta i ritmi, la leggerezza e la qualità dei centrocampisti diventano un punto di forza. Ma quando gli avversari alzano i giri e prendono campo, emergono i limiti di una mediana priva di un vero filtro, di un giocatore capace di rompere il gioco e dare respiro nei momenti di pressione. Un elemento che in estate Fàbregas aveva espressamente richiesto: un mediano fisico capace da fare da “frangiflutti” davanti alla difesa. Un elemento che non è mai arrivato dopo il riscatto di Perrone perché il club lariano ha preferito investire su due centrali difensivi d’esperienza come Diego Carlos e Posch.
In questa direzione vanno anche le riflessioni riportate oggi da La Provincia: forse sarebbe servito Perrone (nella foto, Ndr) dal primo minuto, forse era una partita meno adatta alle caratteristiche di Sergi Roberto, forse Da Cunha avrebbe potuto garantire maggiore tenuta se fosse rimasto in campo. Scelte discutibili, anche “se del senno di poi son piene le fosse“, che però si intrecciano con una rosa costruita per il possesso, non per il contrasto.
La stanchezza di alcuni elementi rientrati dagli impegni con le nazionali può aver inciso, così come le scelte obbligate legate alla condizione fisica. Ma il tema resta: se il Como non ha il pallone, fatica a difendersi. Il finale contro il Genoa, come già successo in precedenti uscite, è stato segnato da un progressivo abbassamento del baricentro e da un calo fisico che ha messo in difficoltà tutta la squadra.
Il progetto tecnico resta affascinante, ma la Serie A richiede anche equilibrio. Per questo, già da ora si guarda al mercato invernale: l’idea di inserire un vero incontrista a gennaio sembra prendere piede. Un profilo muscolare, capace di dare sostanza senza snaturare il gioco di Fabregas, potrebbe essere il tassello giusto per rendere la squadra più completa e meno vulnerabile nei momenti di sofferenza.
In attesa di sviluppi futuri, però, il Como dovrà prepararsi alla prossima trasferta contro la Fiorentina con lo stesso approccio: tenere il pallone il più possibile e cercare di dettare i ritmi. È l’unico modo per far rendere al meglio un centrocampo costruito con idee, ma con qualche carenza di fisicità.



