Quando la grande è più cattiva della piccola

Il Milan ha vinto di cuore contro una squadra che per salvarsi avrà bisogno anche di più malizia e cattiveria sportiva

Si ribaltano i ruoli! Fabregas l’ha detto nel postpartita: “Qualcuno avrebbe potuto pensare che i biancoblu fossero il Milan e i rossoneri il Como”. Lui l’ha detto in accezione positiva, per la qualità di gioco espresso, ed è vero, per lunghi tratti del match di martedì sera abbiamo messo alle corde i nostri avversari con le nostre caratteristiche: possesso palla, intensità, recupero alto del pallone. E probabilmente anche la condizione fisica era dalla nostra parte, coi rossoneri spesso e volentieri in ritardo e costretti addirittura a un triplo cambio all’intervallo.

Eppure la frase di Cesc può anche essere letta in chiave meno entusiastica. Perché se parliamo di malizia, astuzia, cinismo, cattiveria sportiva, tutte caratteristiche che solitamente appartengono alle squadre in lotta per la salvezza, beh, il Milan le ha mostrate più di noi. E questo è strano. Emblematiche le sei ammonizioni rossonere, quasi tutte per falli tattici utilissimi a impedire le nostre ripartenze. Lo stesso non si può dire di noi: ricordiamo quelle due percussioni centrali di Leao con VDB prima e Engelhardt poi a cercare di fermarlo, senza però metterlo giù in maniera decisa. Ma anche in quell’occasione sbagliata da Strefezza a tu per tu con Maignan non riusciamo proprio a vedere il sangue agli occhi che una neopromossa dovrebbe avere. Che poi, attenzione, non stiamo dicendo che quella biancoblu sia una squadra molle, anzi! Basta vederla giocare per capire il contrario. Però sembra quasi che alcune specifiche fasi di gioco siano un terreno su cui il seme della determinazione non riesce ad attecchire. Ci sta, il percorso di crescita non è ancora completato. E stiamo comunque parlando di una sconfitta col Milan. Ma in realtà no, stiamo parlando di quasi tutte queste prime 20 partite. E insomma… Se da sempre la palla spazzata in tribuna, la roncolata sulla caviglia avversaria, la perdita di tempo tattica fanno parte del calcio, c’è un motivo: sono un po’ come il minestrone di verdura, anche se non ti fa impazzire, ogni tanto fa bene.

E il ragionamento si può allargare anche alla gestione dalla panchina. Prendi l’1-1? Prendi l’1-2? Se hai davvero fame di punti devi fare qualcosa SUBITO, non puoi aspettare dieci minuti e poi usare i cambi a partita ormai finita. Forse Cesc dovrebbe provare a pensare un po’ meno durante la partita, perché a volte la soluzione più banale è anche la migliore. Il cambio Strefezza-Caqueret l’ha fatto di pancia, presto, addirittura all’intervallo, e ha funzionato…

Purtroppo la verità è che, come diceva Muhammad Ali, nello sport “la volontà dev’essere più forte dell’abilità”. Ad oggi il Como è molto abile, ma ancora difetta in volontà. O forse la volontà è talmente riversata sullo spartito tattico che poi non ne resta a sufficienza per leggere i momenti della partita. La squadra di Fabregas a volte sembra come una tasca bucata: ci metti qualcosa dentro e devi sperare che non caschi per terra. Anzi, meglio ancora, come un caminetto acceso con una finestra aperta poco distante: bello, luminoso, scoppiettante, ma alla fine della fiera scalda poco. Caro Cesc, se ti sei stancato dei complimenti dimostracelo e chiudi ‘sta finestra!

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