Quindici volte Sinigaglia: Como-Milan tra storia, emozioni e ricordi indelebili

Dai gol discussi alle immagini simbolo, passando per Borgonovo: il confronto tra lariani e rossoneri racconta molto più di una semplice partita

Quello in programma domani sera sarà il quindicesimo confronto tra Como e Milan allo stadio “Giuseppe Sinigaglia, un dato che da solo racconta il peso storico di questa sfida. Non si tratta soltanto di una partita di calcio, ma di un intreccio di episodi, personaggi e momenti che hanno lasciato un segno profondo nella memoria delle due tifoserie. Una rivalità mai esasperata, anzi spesso accompagnata da rispetto e gemellaggio, capace di produrre storie che ancora oggi vengono raccontate e tramandate.

A rendere il filo del racconto ancora più intenso è la figura di Stefano Borgonovo, simbolo eterno del calcio comasco e giocatore capace di indossare entrambe le maglie, diventando un punto di contatto emotivo tra due mondi diversi, ma legati da un comune sentire sportivo.

Il gol discusso e il “naso” di Rivera

Tra i precedenti meno noti, come ricordano i colleghi de La Provincia oggi in edicola, spicca quello della stagione 1975-76, quando il Milan si impose per 4-1 a Como. Una gara ricordata non solo per il risultato, ma per un episodio destinato a far discutere a lungo. Il portiere lariano Rigamonti, convinto che il gioco fosse fermo per una segnalazione del guardalinee, appoggiò il pallone a terra. Bigon ne approfittò e segnò, tra le proteste generali. Un’azione che oggi, con il Var, avrebbe probabilmente avuto un destino diverso.

Ma quella partita fu anche la scena di una grande prestazione di Gianni Rivera, schierato titolare da Nereo Rocco nonostante le polemiche. Il Golden Boy fu protagonista assoluto e, a fine gara, si presentò ai microfoni con il naso sanguinante, raccontando di essere caduto sulla segatura davanti alla porta del Como dopo un fallo subito. Un dettaglio quasi folkloristico, diventato parte del racconto collettivo.

Il bunker e la rabbia rossonera

Nel campionato 1981-82, nonostante il gemellaggio tra le tifoserie, il clima si fece incandescente. Il Como vinse 2-0, infliggendo al Milan l’ultima sconfitta rossonera al Sinigaglia. Un risultato che acuì la tensione in casa milanista, con la squadra avviata verso una stagione complicata.

La contestazione esplose al termine della gara: Collovati rimase ferito da un sasso, mentre Gianni Rivera, ormai dirigente, venne duramente criticato. Per evitare ulteriori problemi, fu ospitato e protetto nei locali del Centro Coordinamento dei tifosi comaschi, in attesa che la situazione tornasse alla calma. Un episodio che racconta quanto il calcio sappia essere anche emotivamente violento, pur senza spezzare legami storici.

Biglietti, record e Serie B

Il campionato 1982-83 riportò Como e Milan in Serie B. La sfida del 5 dicembre registrò il tutto esaurito e un record d’incasso, anche a causa dell’aumento dei prezzi deciso dalla società lariana. Fu la giornata del celebre gol di Massimo Palanca, che con una punizione magistrale interruppe un digiuno lungo tredici mesi, regalando al Como una vittoria rimasta nella memoria.

Difese di ferro e primati silenziosi

Nella stagione 1984-85, lo 0-0 finale suggellò un campionato in cui il Como subì appena due reti in casa. Il portiere Giuliani riuscì così a eguagliare un primato storico appartenente a Fabio Cudicini, altro nome leggendario del Milan. Un dato che, pur lontano dai riflettori, racconta l’equilibrio e la solidità di quel Como.

L’icona di Borgonovo e l’inizio di una nuova era

Il pareggio 1-1 del 1985-86, con reti di Borgonovo e Icardi, è diventato eterno grazie a un’immagine: Stefano Borgonovo arrampicato alla rete mentre esulta, di spalle, sotto la curva. Quella fotografia, diventata negli anni simbolo assoluto, rappresenta l’amore reciproco tra il giocatore e la città. Non a caso è stata scelta per il murales nel tunnel degli spogliatoi del Sinigaglia, ultimo sguardo prima di entrare in campo.

Quella partita segnò anche un passaggio storico: l’ultima gara del Milan prima dell’era Berlusconi, con la famiglia già presente in tribuna. Un confine sottile tra passato e futuro, vissuto proprio sulle rive del lago.

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