Le dichiarazioni di sabato di Cesc Fabregas ci hanno sorpreso. Una vera e propria lavata di testa alla sua squadra, dopo che per mesi l’abbiamo sentito dire frasi tipo: “Ai ragazzi non posso dire nulla, io sono molto esigente e loro cercano di imparare in fretta“. Dopo Como-Empoli invece i toni sono stati completamente diversi: il richiamo all’umiltà e al tornare coi piedi per terra, perché “non siamo al Bayern“. E poi la frase più strana: “L’unico che posso salvare è Diao, che è tornato giovedì pomeriggio ed era l’unico che dava la sensazione di poter fare qualcosa. Fossi stato in lui non l’avrei passato a nessuno e sarei andato dritto verso la porta”.
Parole che non siamo abituati a sentire da un allenatore. Certo, la giornata dei biancoblu non è stata stellare e meritava qualche critica. Ma guardando la partita non abbiamo percepito una distanza abissale tra la prestazione del senegalese e quella dei compagni. Anzi, se guardiamo le pagelle Assane ha preso 6 per tre testate su quattro: nulla di trascendentale. I vari Vojvoda, Da Cunha, Strefezza e soprattutto Douvikas meritavano quanto lui se non di più.
Ecco quindi che in queste ore abbiamo pensato a cosa può aver spinto Fabregas a esprimersi così. La foga del postpartita l’ha indotto a parlare avventatamente, senza pesare le parole? Crediamo e speriamo di no. Sicuramente avrà apprezzato la personalità di Diao, che ha sempre puntato l’uomo e cercato la profondità. Dopodiché immaginiamo che l’obiettivo del tecnico catalano fosse quello di mettere un po’ di pepe in spogliatoio, stimolando una sana competizione tra i giocatori. Può essercene bisogno, in effetti, in un momento in cui il rischio è di appiattirsi sull’obiettivo quasi raggiunto.
Detto questo, la speranza è che non si creino fratture in un gruppo che ha bisogno di crescere insieme, globalmente. Nel pareggio con l’Empoli si nascondono tanti piccoli dettagli da sistemare, come in molte altre partite. Se l’obiettivo è diventare una grande squadra, devono maturare i giocatori (nessuno escluso), deve maturare lo staff tecnico, deve maturare la società, deve maturare tutto l’ambiente: questo Fabregas l’ha sempre detto, crediamo ne sia convinto e la speranza è che quella dell’altroieri sia solo un’uscita isolata che raggiunga il suo scopo. Un’uscita che probabilmente non si sarebbe potuto permettere se fosse stato l’allenatore di un club più prestigioso.

