Sarri fissa l’obiettivo: “Lazio in Europa, ma sarà dura. Il Como e Fàbregas faranno strada”

Il tecnico biancoceleste esclude velleità da vertice e mettendo in guardia dal Como e dal suo allenatore: "Nel giro di due anni saranno stabilmente in Europa"

Maurizio Sarri torna a parlare della Lazio e lo fa con realismo e attaccamento, in occasione di un evento dedicato alla formazione calcistica tenutosi a Castiglione della Pescaia. Il tecnico toscano ha chiarito che il suo ritorno sulla panchina biancoceleste non è stato dettato da ambizioni di classifica, bensì da un forte legame affettivo con il club romano. “Non ci ho pensato più di tanto anche perché migliorare il secondo posto ottenuto nel mio primo ciclo è molto complicato”.

L’allenatore ha poi tracciato il profilo della prossima stagione, fissando l’obiettivo senza giri di parole: “Tornare in Europa, a qualsiasi livello”. Parole che segnano un ridimensionamento delle ambizioni rispetto al recente passato, ma che sottolineano anche la consapevolezza delle difficoltà del campionato.

Un campionato più competitivo

Sarri ha spiegato che il vero compito di un allenatore è portare la squadra al massimo delle sue possibilità, e ha aggiunto che se il livello del gruppo sarà quello dello scorso anno, il traguardo europeo sarà arduo da raggiungere. Non solo per demeriti della Lazio, ma per la crescita generale del campionato: “Non credo che il Bologna finirà di nuovo nono, o che il Milan sarà ottavo”, ha osservato, riferendosi alle anomalie dell’ultima stagione.

L’avviso sul Como e l’elogio a Fabregas

Tra i club emergenti, Sarri ha voluto porre l’accento su una squadra in particolare: il Como di Cesc Fabregas. “È una squadra che gioca a calcio e Fabregas ha un’intelligenza superiore a tutti gli altri. È prevedibile che nel giro di due o tre anni sarà in una top europea”. Parole che confermano la stima crescente nei confronti dell’ex campione spagnolo, oggi tecnico apprezzato per il suo stile propositivo e moderno.

Il Como, neopromosso in Serie A, viene dunque indicato da Sarri come una delle possibili sorprese nella corsa all’Europa, al pari di squadre storicamente più attrezzate. Il riconoscimento al lavoro di Fabregas si inserisce in un più ampio discorso sulla trasformazione del calcio italiano, dove l’ingresso di nuovi allenatori e idee può cambiare gli equilibri tradizionali.

Io ho trovato Fabregas a Coverciano ad ottobre, era penultimo/terzultimo in classifica. Gli ho detto di non preoccuparsi perché sarebbe a metà classifica: avevo visto la squadra, non aveva nulla a che vedere con la lotta con la retrocessione.” – ricorda Sarri che poi sul tecnico catalano dichiara – “Ha una intelligenza unica, di livello superiore a tutti gli altri. Ha avuto esperienze importantissime, è innamorato del calcio. Era prevedibile diventasse allenatore, com’è facilmente prevedibile che nel giro 2-3 anni sarà in una top europea per capacità intelligenza e background da calciatore“.

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