Sergi Roberto è arrivato al Como nel 2024, ma il suo passato al Barcellona, dove ha giocato per tutta la sua carriera, è ancora un capitolo importante. Al microfono di BLU, il centrocampista catalano ha raccontato cosa ha significato lasciare il club che è stato casa sua per tanto tempo: “Onestamente, lasciare il Barça è stato molto triste, perché è la squadra della mia vita. Sono sempre stato tifoso del Barça, e ho giocato con loro per tutta la carriera. All’inizio è stato difficile, ma sono anche molto orgoglioso della carriera che ho avuto lì, dei titoli che ho vinto. Era arrivato il momento di vivere una nuova esperienza.”
La rimonta contro il PSG: momento indimenticabile
Un episodio che resterà per sempre nella memoria dei tifosi del Barcellona, e anche nella carriera di Sergi Roberto, è la storica rimonta contro il Paris Saint-Germain nel 2017. “La rimonta contro il PSG è stata una notte incredibile“, ha detto, ricordando con emozione l’atmosfera di quel match. “Quando ho segnato, tutto lo stadio è impazzito. La festa è durata settimane. Quella notte non riuscivo a dormire, rivedevo il gol in loop.”
Lontano dal calcio: la vita normale di un ragazzo catalano
Lontano dai riflettori, Sergi Roberto si definisce un uomo semplice. “Quando passo una serata con mia moglie, non cerco nulla di speciale“, ha raccontato con un sorriso. “Un aperitivo, una cena in un buon ristorante, magari italiano o sushi, e un buon vino. Oppure andiamo al cinema, perché ci piace entrambi.“
Anche nei suoi giorni liberi, le abitudini sono piuttosto ordinarie: “Il mio piatto preferito è il sushi, ma non so cucinarlo, quindi lo ordino o vado in un ristorante.“
Routine e abitudini: un approccio più rilassato rispetto a tanti colleghi
Sergi Roberto non ha superstizioni o routine particolari. “Non ho rituali strani prima delle partite. Ma dopo la gara, di solito, chiamo mia moglie e mio padre. A loro piace parlare dopo ogni partita, anche se io non sono molto propenso a farlo subito, specialmente dopo una sconfitta. Per fortuna, ultimamente stiamo ottenendo buoni risultati.“
I modelli: dalla gioia di “Dinho” alla mentalità Marc Márquez
Il centrocampista catalano ha anche parlato dei suoi idoli sportivi. “Quando ero piccolo, il mio giocatore preferito era Ronaldinho. Quando è arrivato al Barça, ha riportato la gioia tra i tifosi. Era davvero magico.“
Oltre al calcio, uno dei suoi modelli è il motociclista Marc Márquez. “Lo ammiro molto per la sua mentalità e la tenacia con cui è riuscito a tornare dopo tanti infortuni, conquistando ancora una volta il mondiale. È un grande esempio di come affrontare le difficoltà.“
Il calcio tra passione e lavoro
Quando gli viene chiesto come vede il calcio a 15 anni rispetto a ora, Sergi Roberto ammette una verità che molti professionisti faticano a esprimere. “Quando avevo 15 anni, il calcio era solo una passione. Giocavo sempre, anche a casa. Ora è più un lavoro, ma sono molto fortunato perché mi diverto ancora tantissimo a giocare. Ogni mattina mi sveglio con la voglia di allenarmi. Il calcio è ancora ciò che amo di più, e sono grato di poter vivere di questa passione.“
E se invece non avesse fatto il calciatore?
Se non fosse diventato un calciatore, Sergi Roberto avrebbe probabilmente seguito una carriera nel mondo dello sport. “Probabilmente lavorerei nel calcio o in un altro ambito sportivo. È ciò che amo fare, quindi sarei rimasto nel mondo dello sport.”
A Como tra lago e storia
Quando un amico viene a trovarlo a Como per la prima volta, Sergi Roberto ama fare da guida. “Mi piace iniziare dal centro città, mostrare la zona del lago, fare una passeggiata fino allo stadio e prendere un battello per fare un bel giro sul lago.”
Il club Como: una grande famiglia unita
Per Sergi Roberto, la parte migliore del club non è solo la bellezza di Como, ma il legame che si è creato all’interno della squadra. “La cosa migliore del Como è la famiglia che si è creata. È un progetto nuovo, ci sono stati molti cambiamenti e tanti giocatori sono passati, ma l’ambiente che si respira è molto speciale.“


