Ormai quando noi della stampa vediamo arrivare la formazione ufficiale del Como non ci chiediamo più se l’abbiamo azzeccata, ma quanti errori abbiamo fatto. Da Mozzate non filtra niente, nelle conferenze stampa prepartita non arrivano indizi (e se arrivano, spesso sono depistaggi) e indovinare solo con l’ausilio della nostra competenza è impossibile, perché Fabregas cento ne pensa e cento ne fa. Ma ieri siamo stati più stupiti del solito.
Tre difensori centrali titolari, Vojvoda a sinistra, difesa quasi a 5 quando il Milan aveva la palla, pressing molto meno spregiudicato del solito, linea difensiva che ha messo in fuorigioco gli attaccanti avversari due volte nei primi dieci minuti, possesso palla che a fine partita è stato maggiore per i rossoneri. Giustissimo così: Allegri schierava in attacco Nkunku e Leao, sarebbe stato poco saggio prestare il fianco a mille ripartenze. A maggior ragione dopo essere passati in vantaggio.
Fabregas cerca ogni giorno l’equilibrio tra i suoi principi (mantenendo l’ascendente sui giocatori) e l’adattarsi all’avversario per portare a casa i punti. Ieri ha trovato un buon compromesso: atteggiamento più guardingo ma non certo catenacciaro. E il secondo tempo sarà una tappa di crescita fondamentale: dopo il gol dell’1-1 anziché rivivere i fantasmi dell’andata, i ragazzi in maglia nera-arancio hanno reagito con grande personalità, rendendosi pericolosi più volte. E rischiando poco, anche grazie al fatto – va detto – che il Milan giocava senza Rabiot e con Leao e Pulisic a mezzo servizio.
A proposito di crescita, ‘sti ragazzi hanno un gran bisogno di giocare su certi campi e contro certe tifoserie. Magari se la partita di ieri si fosse disputata a Perth l’avremmo vinta, ma sarebbe stato un successo di plastica che poco avrebbe aggiunto al percorso del Como. Mille volte meglio forgiarsi in un’atmosfera da Champions. Ieri Simonelli era allo stadio, forse anche Scaroni: ecco, già solo vedendo quello stadio strapieno avrebbero dovuto dimettersi per l’idea assurda che hanno avuto.



