Il presidente Mirwan Suwarso ha rilasciato una lunga intervista al podcast di The Athletic. L’abbiamo ascoltata e tradotta per voi: queste le sue dichiarazioni più interessanti.
UNA STRANA GENESI – “Con la TV per la quale lavoravo avevamo perso i diritti tv della Serie A, ma abbiamo trasmesso in Indonesia la partita della nazionale under 17 indonesiana che giocava a Birmingham: beh, gli ascolti erano più alti rispetto alla Premier League. Allora ho pensato: perché non comprare una squadra in una lega minore e piazzare alcuni di questi ragazzi in questa squadra? La gente lo guarderà. Allora abbiamo comprato il club e solo dopo ho scoperto che non era consentito schierare extracomunitari nelle categorie inferiori. Quindi avevamo una squadra ma non per quello che pensavamo di fare“.
DA 800.000 A 60.000.000 – “Poi abbiamo creato contenuti e documentari, ma una volta arrivati in Serie B il budget è diventato talmente alto che nessun contenuto poteva farci rientrare dall’investimento. Allora con la proprietà abbiamo detto: l’unico modo per rientrare è arrivare in Serie A e trasformare tutto in un business. Gli Hartono non sono appassionati di calcio, quindi abbiamo dovuto fargli capire che questo poteva diventare un business. Credo che sia uno dei business più redditizi che esistano: noi abbiamo comprato il club per 800.000 euro e l’ultima offerta che la proprietà ha rifiutato, quando eravamo in B, è stata di 60 milioni! Ovviamente ci vuole tempo, non siamo dei maghi e siamo solo al secondo anno di A, ma se oggi la proprietà decidesse di vendere tutto, recupererebbe i suoi soldi”.
CALCIOMERCATO – “Il mercato fatto negli ultimi due anni non è una base per capire come gestiremo l’azienda. Anziché comprare pochi giocatori, lottare per la retrocessione e ricostruire l’anno seguente, abbiamo preferito costruire una squadra stabile e in grado di generare profitti subito, se vogliamo farlo. Rodriguez, Diao, Addai, Ramon, Valle, Baturina: tutti possono essere venduti a più di quanto li abbiamo pagati. Ma vogliamo anche che il business che non impatta sul campo pareggi se non superi gli incassi legati al calcio. Penso al turismo sportivo. E poi c’è la vendita dei nostri prodotti nei negozi della zona: il 25% dei ricavi va alla proprietà, il 25% a progetti per la comunità e il 50% viene reinvestito. Siamo partiti con 10 collaborazioni e ora siamo a 585. Quest’anno pensiamo di arrivare a 34 milioni di incassi dal merchandising. E il materiale che sta crescendo di più non è quello legato alla squadra, ma quello legato alla città e al lago“.
ANTICIPAZIONE – “Presto vedrete un nuovo sviluppo con Rhude: lavoreremo con 7 squadre NBA, 2 squadre saudite, 2 di Premier e 6 o 8 italiane e noi gestiremo le operazioni“.
TRADIZIONE – “Siamo vicini alla tradizione: il logo è simile a quello vecchio, lo slogan ‘Semm cumasch’ è usato da tempo. Abbiamo anche mantenuto lo stesso prezzo agli abbonati di lunga data“.
QUANTO POTERE HA FABREGAS? – “Nessuna decisione viene presa se la maggioranza di noi non è d’accordo. Su Addai per esempio Fabregas era un po’ scettico, ma ha detto ‘se tutti siete d’accordo, ok, vediamo’. A volte i dati danno verdetti negativi su un giocatore ma Cesc dice ‘no, con noi giocherebbe così e così, quindi posso dimostrare che i dati si sbagliano“.
COMO CUP – “Abbiamo più di 20 squadre che vogliono partecipare alla prossima edizione“.
STADIO – “Il Comune ci ha aiutato molto. Siamo passati da 5.000 a 12.000 spettatori. La città è piccola, il 40% degli incassi viene dall’estero: non credo che potremo mai avere più di 15/17 mila spettatori. E’ abbastanza? Penso di si. Non ho avuto grossi problemi riguardo a ciò che il Comune ci ha detto che possiamo o non possiamo fare. E vogliamo che diventi anche un centro di attività per il turismo, con ristoranti sul lago che in quell’area non ci sono“.
I COLLEGHI – “Mi avevano detto che il presidente del Napoli fosse l’uomo più irragionevole della Terra, ma in tutte le esperienze che ho avuto con lui è stato sempre gradevole. Per me è un genio. Così come Percassi dell’Atalanta. Non ho incontrato nessun cattivo proprietario in Serie A per ora“.
PERTH – “La Lega ce l’ha chiesto e noi abbiamo risposto ‘certo’. La NFL gioca in Europa. In Australia ci sono tante persone di origine italiana, è un buon mercato, il 5% del nostro e-commerce viene da lì: credo sia una buona iniziativa e la supporto volentieri. Abbiamo delle critiche, ma le abbiamo avute su molte decisioni: dobbiamo guardare all’interesse del club e della Lega, non alle opinioni di ogni persona. La crescita è crescita. La Lega ci pagherà. Noi porteremo i tifosi che possiamo permetterci di portare, 100/150“.
UN ALTRO CLUB? – “Mai. Ho già abbastanza mal di testa con un solo club e non posso permettermene un altro. Però collaboriamo con altri club: l’Ajax, uno in Arabia, poi abbiamo amici in Giappone, Messico, Spagna. Le collaborazioni sono utili“.



