Suwarso: “Guardiamo ai prossimi 20 anni. Stadio nuovo per forza? No”

Il presidente: "Io indifferente alle grandi vittorie, mi importa la redditività. Prezzi mai folli per i comaschi. Per noi il Como è un laboratorio. Ora compriamo per vendere, spenderemo sempre meno".

Mirwan Suwarso parla da manager. Non è una novità, però ad ogni intervista rivela nuove sfaccettature del suo modo di vedere il Como. Ed è stato così anche per le parole rilasciate a Rivista Undici. Qualche passaggio interessante qua e là:

  • Come vive il presidente le grandi vittorie? “Con totale indifferenza. Per me, una partita vale quanto un’altra. Come proprietà non fissiamo obiettivi di classifica. Il nostro unico traguardo è raggiungere la redditività nel minor tempo possibile. Spetta solo a Cesc e alla squadra decidere fino a dove spingersi. Le mie conversazioni con Fàbregas sono puramente aziendali“. Benvenuti sul pianeta Suwarso.
  • Per lui, “il Como Calcio è un laboratorio: le strategie economiche che si rivelano vincenti sulla squadra le applichiamo con successo anche agli altri rami della nostra azienda“.
  • Abbiamo scelto come Head of Strategy Mark-Jan Fledderus, olandese, proprio perché ci serviva qualcuno capace di ragionare sui prossimi vent’anni, non su due o tre. In questo progetto non c’è un finale, siamo in un viaggio costante“. Vent’anni…
  • Su Fabregas: “Se continua ad avere successo, è normale che insegua sogni più grandi. Ma dovrà essere lui in prima persona a scegliere chi prenderà il suo posto“. Repetita iuvant.
  • Occhio allo stadio: “Molti dicono che senza un nuovo stadio non si possa fare nulla. Ma non è vero. Per noi è molto importante ciò che ci sta intorno. Siamo probabilmente l’unico club al mondo con l’hospitality in ville e barche fuori dallo stadio. Abbiamo appena aperto The Club on the Lake, un nuovo ed esclusivo club per soci. È la forza della nostra posizione. L’obiettivo è di triplicare i posti dell’hospitality, rendendo queste strutture attive 365 giorni all’anno, creando club privati esclusivi con ristoranti sul lago. Il calcio è un mercato saturo: se tifi Inter o Chelsea, difficilmente cambierai squadra. Per il Lago di Como, invece, non esistono rivalità: è un marchio universale. A chiunque farebbe piacere indossare un capo con la scritta Lago di Como. E così cresce il nostro business”.
  • Partite all’estero: Suwarso si conferma “assolutamente favorevole. Dobbiamo iniziare a ragionare sulla Serie A come un prodotto collettivo. Se l’NBA o la NFL giocano fuori dagli Stati Uniti per espandersi, perché non dovremmo farlo noi?” Dei motivi ci sarebbero, ma vabbè…
  • Riguardo alle attività collaterali legate alla moda, il n°1 biancoblu menziona la “linea premium, Curva, in cui una giacca può costare anche 4mila euro“. E poi: “L’idea è che nei nostri negozi si potranno trovare anche i prodotti di altre squadre“. Se in altre piazze una società avesse chiamato “Curva” un’iniziativa del genere, sarebbero partite contestazioni a ripetizione.
  • Rapporto coi tifosi storici:Dobbiamo garantire costantemente che le nostre iniziative non abbiano mai prezzi folli per i comaschi. Allo stesso tempo, però, abbiamo la necessità di attirare una nuova clientela internazionale. Queste due anime, quella locale e quella globale, devono incontrarsi e convivere. Ed è per questo che proporre un calcio entusiasmante è imprescindibile: il bel gioco è l’unica cosa in grado di unire e soddisfare tutti“.
  • Calciomercato, acquisto di giocatori italiani e sviluppo del vivaio:Il focus è cambiato: comprare per vendere. Dalla prossima estate faremo solo innesti mirati per abbassare l’età media, spendendo sempre meno. Far crescere i giovani in casa è una priorità assoluta. Anche perché comprare giocatori in Italia oggi è un problema per la rigidità dei pagamenti. Se voglio un italiano da 15 milioni, devo pagarli tutti in anticipo o bloccare i soldi con una fideiussione. All’estero è molto più conveniente e flessibile: abbiamo preso Caqueret dal Lione per la stessa cifra, ma pagandolo in rate da tre milioni all’anno. Quindi l’unica soluzione per avere italiani è acquistarli giovanissimi per la nostra Primavera, sperando che diventino titolari tra tre o quattro anni. Stiamo creando anche scuole per ragazzi che vogliono studiare mentre si formano calcisticamente“. Ecco perché non abbiamo italiani. Quel “spenderemo sempre meno” però va tenuto a mente…
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