“Cutrone sta trovando un po’ meno spazio, anche per il modulo di Fabregas, ma lui è innamorato pazzo della piazza e lotterà fino alla fine per raggiungere questa bellissima salvezza. Poi vedremo il da farsi”. Così parlava esattamente un mese fa Federico Pastorello, agente di Patrick Cutrone (qui le sue dichiarazioni). Beh, il Como la salvezza l’ha raggiunta. Quindi dovremmo essere nella fase in cui “vedere il da farsi”. E le premesse non sono esattamente le migliori.
Infatti nelle ultime tre partite il bomber comasco è rimasto sempre in panchina per scelta tecnica senza subentrare. Non era mai successo in stagione. E’ questo l’altro lato della medaglia della crescita di Anastasios Douvikas, due gol nelle ultime quattro partite e una media realizzativa di uno ogni 185′. Certo, va sottolineato che il grosso del minutaggio del greco è arrivato contro Empoli, Monza, Torino e Lecce: giocare bene e segnare in queste partite è più facile. Cutrone ha segnato sei volte, una ogni 306′, ma ha tirato la carretta anche contro le grandi. Però bisogna anche dire che il Douvikas visto di recente, soprattutto contro il Torino, ha una marcia in più. Non solo in area avversaria: va a una velocità superiore quando c’è da pressare, fa salire la squadra, va via in dribbling e fa sponde.
Siamo alle prese col più classico dei cambi di gerarchia a stagione in corso. Fabregas tra febbraio e marzo l’aveva lasciato fuori contro Fiorentina, Napoli, Roma e Venezia salvo poi ripescarlo a sorpresa a San Siro e contro l’Empoli, senza però venire ripagato. Tirando le somme, dal 10 gennaio in poi Patrick ha giocato 500 minuti senza mai segnare: evidentemente ha perso un po’ di fiducia. Douvikas dal canto suo ha segnato subentrando proprio con l’Empoli e da lì in poi evidentemente il mister ha scelto di dargli continuità per accelerarne l’adattamento. Il Como ha dimostrato di saper vincere anche senza Cutrone. E in quella posizione c’è anche un Gabrielloni che non molla niente, tanto che a Lecce è stato proprio Gabri-gol a entrare.
E adesso? Adesso che la stagione ha poco da dire a livello di classifica, sta al numero 10 scegliere: rassegnarsi all’addio oppure continuare a bombardare la gerarchia a suon di allenamenti a mille all’ora? Comunque vada, la sua firma sulla salvezza ci sarà. Ma per Fabregas la gratitudine conta poco e per convincerlo serve un altro salto di qualità.




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