Paz: le origini. Potremmo intitolare così la chiacchierata della Gazzetta dello Sport con Diego Nogales, ex assistente di Raul (si, l’ex leggenda del calcio spagnolo) nelle giovanili del Real Madrid. Un ritratto del giovane Nico, da parte di una persona che non si sorprende per nulla della sua esplosione.
Nogales ricorda il primo allenamento al Real del classe 2004: “Sembrava un bambino. Ma una volta entrato in campo, apriti cielo. Era clamoroso, non servì molto per capirlo. Al secondo pallone toccato in partitella fece un tunnel di suola all’avversario, cambiando poi gioco dall’altra parte. Dettava già i tempi. Mi fa ridere pensare che la maglietta gli arrivava quasi alle ginocchia. Ce lo avevano mandato come regista, ma poteva fare tutto: mezzala, centrocampista centrale a due, trequartista, anche seconda punta. Forse nessuno ha creduto in lui come Raul. Era un ragazzino un po’ atipico, per certi versi sembrava già grande. Aveva sempre il sorriso, a volte però faticava a lasciarsi andare. Ma già un leader. Gli bastava un’occhiata e otteneva l’attenzione dello spogliatoio intero“.
Il vecchio allenatore di Paz ricorda quando il ragazzo rimaneva al centro sportivo tre ore dopo la sua partita, perché “voleva vedere le squadre che giocavano dopo di noi. Le studiava. Sapeva tutto di tutti. Immagazzinava informazioni come un computer, dava suggerimenti ai compagni su come marcare gli avversari. E lo fa anche in Italia, studia tutti i giocatori del campionato“.
Una full immersion pallonara non solo teorica, ma anche pratica: “Una volta l’ho portato io a fare la doccia, gli ho detto ‘Nico, basta, è buio’. Ma lui non sarebbe mai andato via. Tiri, passaggi al muro, punizioni. Il giorno del suo primo gol in Champions contro il Napoli sono stato davvero orgoglioso, quasi commosso. Si merita tutto, pure la maglia del Real che ha sempre sognato. Anche se lo vedrei bene pure all’Inter. Come in qualsiasi altro grande club d’Europa, d’altronde. È pronto a fare il grande salto. Penso che possa vincere il Pallone d’oro, è speciale. Non esagero. Ha 20 anni e ha il talento per prendersi la vetta del mondo, sia a livello individuale che di club. C’è un Nico fuori, timido e schivo, e uno dentro al campo, che si trasforma e diventa leader. Non dovrà mai perdere questa qualità”.


