Pietro Vierchowod, storico “Zar” del calcio italiano, uno dei difensori più iconici della Serie A, ha rievocato la sua carriera in un’intervista esclusiva concessa ai microfoni dei colleghi de La Provincia.
Originario di Spirano, un piccolo paese della Bergamasca, il suo cognome risulta tutt’altro che comune, ma la sua carriera e il suo impatto sono indimenticabili. “Mio padre era ucraino e venne in Italia per evitare la deportazione in Siberia. Non tornò mai più nel suo paese d’origine“, racconta Vierchowod, facendo un collegamento tra la sua storia familiare e il calcio che lo ha visto protagonista in molti club storici.
La carriera a Como inizia per caso
Il suo approdo al Como avvenne quasi per caso. “Giocavo nella Romanese, avevo solo 16 anni, e in unāamichevole contro il Como, marcai Renato Cappellini senza farlgli mai toccare palla. Dopo la partita, Beretta mi contattò e lāanno successivo mi ritrovai a Como“.
Il giovane difensore inizia in Serie C e si fa notare per la sua determinazione. “Nel mio primo anno retrocedemmo, ma fu un rodaggio importante. Lāanno successivo, però, divenni titolare e contribuimmo a portare il Como dalla C alla A in tre stagioni straordinarie“.
Aneddoti da un passato glorioso
Il campionato di Serie A rappresenta il suo grande salto. “Nel Como ero magro, con i capelli ricci, e giocavo come terzino. Poi alla Fiorentina, sotto la guida di De Sisti, diventai centrale. A Firenze, ho trovato giocatori come Garbarini e Fontolan, veri maestri in difesa“, ricorda.
L’esperienza di quei primi anni fu fondamentale. “Un giorno, Garbarini mi fece uno scherzo: mi mandò a prendere le pizze, ma poi disse all’allenatore che ero uscito di sera. Era davvero un tipo divertente“. La passione per il calcio e l’affiatamento tra i compagni sono ciò che ricorda con maggiore affetto: “Eravamo una famiglia, e anche fuori dal campo ci divertivamo insieme, giocando a calcio nei corridoi“.
Il famoso gol e il confronto con Weah
Pietro Vierchowod ĆØ anche famoso per il suo gol al Cagliari, un coast to coast che ha fatto scuola. “Era gennaio, vinsi un contrasto a centrocampo e arrivai fino all’area del Cagliari per segnare. Nicoletti fu il primo a venirmi ad abbracciare“. Un gol che ha molti punti di contatto con quello altrettanto iconico di George Weah al Milan. “Dopo il mio periodo a Perugia, quando arrivai al Milan, Weah fece un gol simile al mio, ma io gli dissi: ‘Guarda, lāho fatto vent’anni prima’. Lāattenzione mediatica era diversa all’epoca“.
Una carriera internazionale con la Nazionale e il Como
Il legame con il Como ĆØ stato forte anche a livello internazionale. “Nel 1980, dopo la promozione in Serie A, giocai nel Mundialito con la Nazionale italiana contro Uruguay e Olanda, da giocatore del Como. Ć una cosa che non dimenticherò mai“. Una delle esperienze più esotiche fu quella in Europa: “Con il Como giocammo in Mitropa, contro il Tatran, in una trasferta impossibile su un campo coperto di neve, con il pallone arancione. Fu una partita indimenticabile, anche se perdemmo“.
Una carriera segnata da vittorie e sconfitte
Durante la sua lunga carriera, Vierchowod ha vissuto momenti trionfali, come lo scudetto con la Roma e le storiche stagioni alla Sampdoria. “Il gruppo alla Samp era davvero speciale. Era una vera famiglia. Ho vissuto emozioni incredibili, dalla vittoria della Coppa Italia alla finale di Champions League“. Ma anche alcune sconfitte non si dimenticano facilmente. “A Firenze, nel 1982, perdemmo lo scudetto all’ultima giornata, una sconfitta che mi ha segnato molto. Ma poi ho vinto il Tricolore con la Roma, ed ĆØ stata unāesperienza grandiosa“.
La sua opinione sul calcio odierno e sul Como
Oggi, a distanza di anni, Vierchowod continua a seguire il calcio e il Como. “Vado spesso allo stadio, anche se oggi manca un bomber. I difensori sono bravi, ma la generazione attuale sembra non avere molta abilitĆ nellāuno contro uno. Forse posso ancora insegnargli qualcosa“.
Il calcio ĆØ cambiato, ma l’amore per il gioco rimane invariato. “Mi piace ancora vedere il Como giocare. Ć una squadra che mi ha dato tanto, e credo che oggi possa crescere ancora“.


Ti ammiro moltissimo sei una persona stupenda ciao campione