Gianluca Zambrotta, comasco ed ex calciatore del Como e della Nazionale, è tornato a parlare del progetto azzurro, mettendo in evidenza i punti di forza e le criticità del movimento calcistico italiano. Coinvolto in prima persona dal nuovo corso azzurro post Spalletti in iniziative legate allo sviluppo dei giovani, Zambrotta ha espresso fiducia nel nuovo corso della Nazionale, guidata da Gennaro Gattuso, suo ex compagno di squadra e amico di lunga data.
«Con Rino ci conosciamo da quando eravamo nell’Under 21, poi abbiamo condiviso Nazionale e Milan. È una grande persona, con un grande cuore, e lo considero un amico vero», ha dichiarato l’ex terzino, campione del mondo nel 2006. Il giudizio su Gattuso come allenatore è altrettanto positivo: «Due vittorie iniziali sono fondamentali, danno entusiasmo e fiducia ai ragazzi. Ora però serve costanza: il cammino verso il Mondiale è lungo e pieno di insidie».
Zambrotta non nasconde il suo ottimismo, ma allo stesso tempo punta il dito su uno dei problemi strutturali del calcio italiano: la presenza sempre più ridotta di giocatori italiani titolari nei top club. «Quando giocavo io, le grandi squadre italiane avevano blocchi di titolari che poi si ritrovavano in Nazionale. Questo oggi non accade più, o comunque molto meno», ha osservato.
L’Inter è indicata come l’unica eccezione, mentre Juventus e Milan, secondo Zambrotta, non offrono un numero sufficiente di titolari azzurri: «La Juve ne ha tre, il Milan addirittura nessuno». Una situazione che, secondo l’ex laterale, complica il lavoro del selezionatore, costretto a mettere insieme un gruppo di giocatori meno rodato e con meno esperienza internazionale.
«Anche io ho esordito a 21 anni quando ero al Bari, ma in Nazionale c’erano già Buffon, Cannavaro, Maldini, Nesta… Tutti abituati a giocare a certi livelli. Era diverso. Nel 1982 e nel 2006 c’erano blocchi di calciatori che venivano da grandi squadre, con automatismi consolidati», ha ricordato.
Queste dinamiche influenzano non solo le prestazioni in campo, ma anche la costruzione dell’identità di squadra. Zambrotta, però, guarda avanti con fiducia: «Io ci credo, e auguro a Gattuso di riuscire in questo percorso». Le sue parole riflettono una visione lucida e appassionata, che unisce esperienza sul campo e impegno nella crescita del calcio giovanile italiano.


Servono regole. Soprattutto nelle giovanili fino alla primavera compresa.