Portare la Serie A all’estero ĆØ un vero e proprio affronto ai tifosi, in larghissima maggioranza contrari a questa idea balzana. Questo ĆØ il primo e principale motivo per il quale speriamo che il progetto naufraghi. Il campionato ĆØ una cosa seria, il calcio ĆØ una sorta di “fede laica” che va celebrata nel giusto “tempio”.
Ma anche andando oltre il romanticismo e badando al sodo, resta una follia. Milan-Como ĆØ in programma a febbraio. Le stazioni meteo parlano chiaro: in Lombardia solitamente le temperature massime in quel periodo si aggirano attorno ai 10°, mentre a Perth ĆØ estate e raggiungono facilmente i 40°. Ciò vorrebbe dire esporre i calciatori a uno sbalzo climatico pazzesco, 10-40-10, con pochissimi giorni a disposizione per adattarsi al nuovo clima e per poi riadattarsi all’inverno italiano. Certo, situazioni simili capitano anche durante le soste delle nazionali. Ma qui si tratta di un viaggio inutile, un vero e proprio sfizio economico che le societĆ e la Lega vogliono togliersi per ragioni di marketing.
Ieri Il Fatto Quotidiano ha scritto che il governo australiano ha messo sul piatto 12 milioni: 4 per organizzare l’evento, 8 da dividere tra Milan, Como e Lega. Se queste cifre fossero corrette, il Como potrebbe incassare meno di 3 milioni. E se uno o più giocatori si infortunassero seriamente a causa di questo sbalzo climatico, unito alla differenza di fuso orario? Il guadagno non verrebbe forse ampiamente vanificato dalla perdita di valore dei ragazzi e dai punti che verrebbero persi a causa della loro assenza? Ok, ci sarebbero altri ricavi indiretti legati al marketing e all’immagine. Ma vi immaginate se al Milan si rompesse Pulisic e per quest’infortunio non andasse in Champions? 50 milioni persi per guadagnarne 3… Qui stiamo parlando di un affronto ai tifosi che non sembra nemmeno cosƬ conveniente a livello economico.



