L’ennesima vittoria in rimonta dell’Argentina al Mondiale ha fatto godere anche alcuni lariani.
Il tamburo di Nico
Il primo pensiero va ovviamente a Paz. Che quella finale la vivrà in primissima fila. Forse non in campo, perché il CT Scaloni non lo sta praticamente mai impiegando e così è stato anche nella semifinale contro l’Inghilterra. Però sarà lì. Il Como, che fino a qualche settimana fa non aveva mai avuto un giocatore impegnato al Mondiale, oggi ne porta uno in finale. Sarebbe interessante capire quante squadre di A ci sono riuscite nella storia, immaginiamo non siano più di 20. Comunque qualcosa di storico. Sugli spalti c’era anche la sua famiglia.
Solo la Spagna, suo paese natìo, separa il nostro n°10 dalla gioia e la soddisfazione di laurearsi campione del mondo. Nel frattempo Paz si sta godendo l’esperienza: ieri è stato visto in campo dopo il triplice fischio festante con un tamburo particolare: su una grancassa c’era il portiere Dibu Martinez, sull’altra il faccione di Messi. Messi, il suo idolo, colui che a suon di giocate sta facendo godere Nico e tutta l’Argentina, ma anche il giocatore che gli sta togliendo il posto.
Maximi sistemi
L’altro argentino del Como, Perrone, è rimasto a casa. Ma il dolore per la mancata convocazione non gli ha impedito di godere per il successo della Selecciòn. Sul proprio profilo ha postato una foto particolare: la squadra in campo con lo striscione “las Malvinas son argentinas“. Un messaggio che va ben oltre il calcio e abbraccia sociologia, politica, storia. Le isole Malvinas, al largo della Terra del Fuoco, sono sotto controllo inglese tanto che il loro nome ufficiale è Falkland. Nel 1982 ebbe luogo una vera e propria guerra tra i due stati, vinta dai britannici, ma gli argentini continuano a percepire quelle terre come proprie. E quando le due nazionali si incontrano, il pensiero va sempre lì. Anche quella di un calciatore come Maxi.


