Il caso del rigore prima assegnato e poi revocato al Venezia nella trasferta contro il Como continua a far discutere. Ma alle contestazioni per la decisione arbitrale si è aggiunto un aspetto ancora più grave: gli insulti a sfondo sessista rivolti a Maria Sole Ferrieri Caputi, protagonista dell’episodio e tornata a dirigere una partita di Serie A dopo cinque mesi di assenza.
Come riportato dall’ANSA, l’arbitra è stata bersagliata sui social dopo aver cambiato la propria decisione in seguito alla revisione al VAR. Commenti offensivi e attacchi che, secondo quanto riferito, non si sarebbero limitati all’episodio, ma avrebbero coinvolto l’intero svolgimento della sua direzione arbitrale al “Sinigaglia“.
Insulti udibili durante la telecronaca
Gli insulti a sfondo sessista sono stati infatti uditi chiaramente anche nel corso della telecronaca della partita su DAZN, provenienti dagli spalti del “Sinigaglia” attraverso i microfoni televisivi. Le contestazioni hanno accompagnato l’episodio del penalty revocato, con messaggi sui social da parte di tifosi veneziani e non solo.
Le critiche alla decisione arbitrale si sono così intrecciate con attacchi personali legati al fatto che a dirigere la gara fosse una donna. Un comportamento che va ben oltre la legittima discussione su una scelta tecnica e che ha trasformato un episodio di campo in una vicenda dai contorni più ampi.
Orsato presente in tribuna
A seguire la partita dagli spalti del “Sinigaglia” c’era anche Daniele Orsato, designatore arbitrale, che ha assistito dal vivo alla gara e alla controversa revisione. Il dirigente, come già emerso nelle ricostruzioni successive all’incontro, sarebbe apparso contrariato per la gestione dell’episodio.
La vicenda di Como-Venezia lascia dunque aperti due piani di discussione: da una parte la valutazione tecnica della decisione sul calcio di rigore, dall’altra gli insulti sessisti rivolti a Ferrieri Caputi, sia attraverso i social sia dagli spalti. Due aspetti da tenere distinti, perché il confronto sull’arbitraggio non può diventare un pretesto per attacchi discriminatori.


