Il nuovo Como di Fabregas viaggia tra conferme e incognite, costruendo il proprio percorso tra intuizioni di mercato e inevitabili aggiustamenti tattici. La squadra, ancora in rodaggio, ha dimostrato solidità e potenziale, pur dovendo trovare la giusta alchimia tra vecchi e nuovi volti. In questa fase di assestamento emergono due figure simboliche, come riportano oggi i sempre attenti colleghi de La Provincia: Diego Carlos, già considerato un leader, e Martin Baturina, talento croato alle prese con un inizio in chiaroscuro.
Diego Carlos ha conquistato tutti, tifosi e addetti ai lavori. Arrivato con il compito di guidare la retroguardia, ha saputo imporsi nonostante qualche incertezza iniziale. Pur essendo stato coinvolto in alcune azioni da gol subite contro Cremonese e Atalanta, il brasiliano è uscito dal campo con la fama di colosso, guadagnandosi l’affetto del pubblico per il suo carisma, la forza fisica e l’esperienza internazionale. “È una pezza, un gigante, un muro di gomma su cui rimbalzano gli avversari”, dicono di lui: sa piazzarsi con intelligenza, temporeggiare quando serve e pulire l’area con autorevolezza.
Ma Diego Carlos non è solo muscoli e fisicità. La sua impostazione è tecnica, raffinata, in linea con la tradizione brasiliana. Lontano dal campo, mostra il lato umano: video sui social in cui scherza con la moglie, momenti di vita quotidiana nel quartiere Borgovico e una forte fede religiosa che guida il suo percorso. Nel pareggio con l’Atalanta alla “New Balance Arena” è stato eletto MVP della gara dalla Lega Serie A, confermando la sua centralità in un reparto che fa dell’esperienza il proprio punto di forza. Il suo ruolo da titolare inamovibile sembra ormai scontato.
Ben diversa è invece la situazione di Martin Baturina, arrivato tra grandi aspettative ma ancora lontano dal convincere. Il centrocampista, acquistato per 25 milioni di euro, è l’operazione più costosa nella storia del Como. Un investimento che ha generato inevitabili pressioni. Il club lo ha preso subito, anticipando possibili partenze – su tutte quella di Nico Paz – e provando a modellare il centrocampo per farli coesistere. Tentativo che, però, non ha dato i risultati sperati.
Fabregas, dopo alcuni esperimenti estivi, ha preferito utilizzare i due in modo alternato, rendendo Baturina una riserva di lusso. Il suo atteggiamento in campo non ha sempre convinto lo staff tecnico: emblematico il richiamo pubblico ricevuto durante Como-SudTirol. Quando ha finalmente avuto l’occasione da titolare, al posto di Paz contro il Sassuolo, la prestazione è stata discreta. Ma contro l’Atalanta, schierato da esterno per emergenza, è apparso spaesato e poco incisivo.
A complicare ulteriormente il quadro, sono arrivate le dichiarazioni del ds Carlalberto Ludi, che ha definito “su misura” un ruolo (quello esterno) che, nei fatti, non sembra valorizzare le caratteristiche del giocatore. Anche l’ex mentore di Baturina, Zvonimir Boban, ha chiarito: “È un numero 8, non un 10”, confermando che non si tratta di un esterno d’attacco. L’equivoco tattico rischia di rallentare l’inserimento del croato, che però avrà tempo e spazio, vista la durata quinquennale del contratto e la giovane età.
Il talento non è in discussione. Baturina resta nel giro della Nazionale croata e punta al Mondiale, obiettivo che potrebbe spingerlo a reagire e a dare una svolta alla sua esperienza italiana. La società vuole evitare cali motivazionali e accompagnare il giocatore in questo periodo di adattamento. I tifosi, sebbene impazienti, sono pronti a sostenerlo.
Il Como è una squadra in costruzione, e in questa fase ogni dettaglio può fare la differenza. Diego Carlos ha già scritto il suo primo capitolo da protagonista. Baturina, invece, è chiamato a dimostrare di valere l’investimento e la fiducia che il club ha riposto in lui.
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