Como, muro al “Maradona”: la lezione difensiva che ferma il Napoli

Quasi un anno dopo l’ultimo digiuno casalingo, gli azzurri non trovano il gol: il Como di Fàbregas impone un pari con una prova di forza, organizzazione e maturità tattica.

Il 1° novembre 2025 segna una data simbolica per la Serie A: dopo quasi dodici mesi, il Napoli non riesce a segnare al “Maradona. Era successo l’ultima volta l’8 dicembre 2024 contro la Lazio, e a ripetere l’impresa è stato questa volta il Como di Césc Fàbregas, capace di imporre uno 0-0 di enorme valore tecnico e simbolico.

Il risultato non è soltanto un punto pesante per la classifica dei lariani, ma rappresenta anche la conferma di una crescita strutturale che affonda le radici nella solidità difensiva e nella maturità tattica della squadra. Il Como ha dimostrato ancora una volta di aver fatto il salto di qualità rispetto alla scorsa stagione, trovando equilibrio, organizzazione e consapevolezza nei propri mezzi.

Tra i protagonisti più brillanti della sfida spicca Diego Carlos, leader esperto e roccioso del reparto arretrato, che ha saputo guidare con autorevolezza una linea difensiva pressoché impeccabile. Il brasiliano che ha scelto il Lario per rilanciarsi dopo che l’avventura al Fenerbaçhe era stata costellata da troppi infortuni sta tornando quel leader tecnico e carismatico che si era fatto apprezzare al Siviglia con cui aveva vinto l’Europa League, ma anche in Premier con l’Aston Villa e ancora prima in Ligue 1 con il Nantes.

Dell’arrivo del brasiliano, di passaporto spagnolo, ne hanno beneficiato un po’ tutti a cominciare da Kempf, sfortunato protagonista a Napoli di un infortunio dopo pochi minuti, ma sicuramente in crescita esponenziale dopo la scorsa prima stagione in Serie A. Ma la sorpresa più lieta porta il nome di Jacobo Ramon, giovane difensore acquistato in estate dal Real Madrid con il “solito” diritto di recompra per i blancos — che, nonostante la giovane età, ha mostrato personalità, pulizia negli interventi e senso della posizione degni di un veterano.

Il lavoro difensivo del Como, tuttavia, non si limita ai soli centrali. Fàbregas ha costruito una fase difensiva corale, nella quale ogni reparto contribuisce in modo determinante. Sulle corsie laterali, Posch ha aggiunto fisicità e carattere, mentre Smolcic si sta rivelando una delle migliori intuizioni di mercato dello scorso gennaio per affidabilità e adattamento al sistema di gioco.

Fondamentale anche il contributo della mediana: Perrone ha agito da schermo davanti alla difesa, garantendo copertura e ordine tattico, mentre Caqueret si è distinto per dinamismo e capacità di recupero palla, incarnando alla perfezione il ruolo di centrocampista “box to box tanto caro agli inglesi e al tecnico catalano che proprio in Inghilterra ha vissuto alcune delle sue migliori stagioni da calciatore.

E poi c’è Jean Butez, il portiere francese che si è imposto come garanzia assoluta tra i pali. Abile nel gioco con i piedi e sicuro nelle uscite, ha trasmesso tranquillità e sicurezza all’intero reparto.

Il segreto del nuovo Como risiede nella coerenza collettiva, dove ogni giocatore partecipa alla fase di contenimento: dal portiere fino a Morata o Douvikas, i primi a portare pressione sul portatore di palla avversario. Questo approccio compatto e disciplinato spiega come una neopromossa sia riuscita a bloccare una delle squadre più offensive del campionato nel proprio stadio.

Con questa prestazione, il Como conferma la sua identità tattica e mentale, dimostrando di poter competere con le big non solo per spirito, ma anche per organizzazione e qualità non rinunciando comunque mai alla propria vocazione offensiva. La crescita è evidente e, se la tendenza dovesse proseguire, il sogno europeo non appare più un’utopia.

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