“Il Como è un laboratorio del pallone!” Parola di mister Leotta

Le confidenze del tecnico dell'Under 17: "Stimoli quotidiani, Roberts eccezionale, Fabregas stella polare: uno spettacolo! Per me il calcio è geometria"

Salvatore Leotta, tecnico del Como Under 17, si è raccontato al quotidiano Il Dolomiti. Trentino, figura importante nel settore giovanile biancoblu, ecco come si è espresso.

COME SI LAVORA A COMO?

“La struttura è incredibile, la società ti mette nelle condizioni di lavorare nel migliore dei modi, sembra di essere in un vero e proprio laboratorio del pallone: si studia, ci si aggiorna, ci sono mille idee. Gli stimoli sono quotidiani: è un vero e spettacolo. Io, tra l’altro, ho la fortuna di non essere solamente un tecnico e di lavorare a stretto contatto con Osian Roberts per lo sviluppo metodologico della nostra Academy. Lui è un professionista eccezionale, un formatore di carattere internazionale: insomma, non potevo veramente chiedere di meglio. Fabregas è un punto di riferimento imprescindibile, una “stella polare” a cui facciamo riferimento. Infatti nel settore giovanile abbiamo creato una filosofia e e una serie di principi che derivano direttamente dal suo modo d’intendere il calcio e allenare”. 

IL SUO PERCORSO

“Durante l’università allenavo per puro hobby dei ragazzini. Poi c’è stato il Trento, dove ho avuto la possibilità di cominciare a mettere in pratica le mie idee con gruppi di ottimo livello. Dopo un’esperienza all’Hellas Verona sono approdato al Südtirol: mi ha permesso di operare sia come allenatore sul campo che come responsabile. Lì sono cresciuto tantissimo. Poi c’è stata la Sampdoria, dove ho vissuto un’esperienza importante, sia a livello personale che professionalmente: li mi sono reso veramente conto di cosa significhi rappresentare una piazza calcistica incredibile. In un periodo di formazione all’Atalanta ho appreso basi tecniche di fondamentale importanza. Col passare degli anni, ho imparato a studiare le partite. Mi sono relazionato con persone anche al di fuori dei confini italiani per “aprire” ulteriormente la mia mente. Cosa mi piace insegnare maggiormente? La valutazione degli spazi, sia in fase di possesso che in fase si non possesso: mi piace pensare che il calcio sia uno sport geometrico, di situazione, dove a comandare è proprio lo spazio. Il mio obiettivo è quello di formare calciatori dinamico nel gioco e che abbiano autonomia di scelta. Un obiettivo che ho raggiunto e del quale sono estremamente orgoglioso è quello di essere diventato docente del Settore Tecnico di Coverciano”.

Redazione

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