Lucas Da Cunha, simbolo della scalata del Como dalla Serie B all’Europa, si racconta quest’oggi sulle pagine dei colleghi de La Provincia: “Mi sento perfettamente a casa qui. Sono arrivato per giocare minuti e ritrovare fiducia dopo il periodo al Nizza. Ora, vedere la squadra lottare per traguardi europei conferma che la mia scelta è stata giusta”.
Una società che mantiene le promesse
Il centrocampista francese sottolinea la solidità della società: “Quello che apprezzo di più è che quando dicono qualcosa lo realizzano. Il nuovo centro sportivo ne è un esempio: vedere nascere una struttura così rapidamente è stato incredibile. La serietà è un valore fondamentale”.
Fabregas, allenatore e persona
Lucas parla del rapporto con l’ex campione oggi suo allenatore: “Cesc non è solo un tecnico preparato, ma una persona speciale. Quando ci siamo conosciuti, ha fatto subito il possibile per aiutarmi. La sua fiducia mi ha dato sicurezza”.
Un nuovo ruolo in campo
“L’anno scorso ci serviva un rinforzo a centrocampo. Ho accettato di cambiare posizione e, alla fine, è stata la scelta giusta. Mi sento a mio agio e convinto di poter crescere ancora”. Da Cunha evidenzia la meticolosità del tecnico: “Fabregas studia ogni avversario con grande attenzione. Vive l’allenamento come fosse ancora in campo, trasmettendo la sua passione. Questo lo rende unico”.
Tra i momenti più emozionanti che il capitano lariano ha vissuto con il biancoblu indosso Da Cunha ricorda: “I momenti più emozionanti? La promozione in Serie A è stata incredibile, ma anche la vittoria a Napoli in Coppa Italia è rimasta nel cuore”.
Modelli di riferimento
“Cristiano Ronaldo è un esempio per la carriera e la costanza, mentre nel mio ruolo mi ispiro a Valverde, perché sa fare tutto: segnare, difendere, dribblare. Punto a raggiungere quel livello”.
La maglia numero 33
“Ho scelto il 33 per motivi speciali: il numero tre ha segnato traguardi importanti nella mia carriera e coincide con il compleanno di mio fratello. È stato naturale prenderlo quando era disponibile”.
Il rigorista della squadra
“Dopo aver lavorato in allenamento, ho preso la responsabilità dei rigori. Ho segnato e da allora non mi tiro indietro, ma lascio spazio a un compagno quando è necessario”.
Legami nello spogliatoio
“Con Caqueret, anche lui francese, ho un ottimo rapporto. Con tutto il gruppo c’è grande sintonia. Lo spogliatoio è un luogo positivo, pieno di ragazzi giovani e divertenti”.
Capitano e leadership
“Non avevo mai pensato di diventarlo. Il mio ruolo è dare l’esempio, rispettare orari e indicazioni, e incoraggiare i compagni. Sono di natura timido, ma voglio mostrare professionalità sul campo”.
Difficoltà e resilienza
“Le sconfitte contro l’Inter sono state pesanti, ma abbiamo lavorato per reagire subito. Il mister ci trasmette sempre positività e ho cercato di canalizzare la rabbia della squadra in campo”.
Serie A competitiva
“Alcuni pensano che la Serie A sia inferiore, ma non è così. Ogni partita è diversa e tatticamente più impegnativa rispetto alla Ligue 1, dove le squadre più piccole giocano meno organizzate”.
Sogni e prospettive future
“Se continuiamo così, possiamo puntare a traguardi sempre più ambiziosi, soprattutto in Europa. La crescita deve continuare anche in campionato”.
Stadio e motivazione
“Vedere i lavori allo stadio è motivante. Il Sinigaglia è casa nostra e migliorare le strutture è fondamentale per vivere emozioni ancora più grandi con i tifosi”.
Dedica e nazionale
“Dedico questi risultati a mio padre, che ha sempre creduto in me. Il sogno della nazionale è un obiettivo futuro: prima voglio raggiungere il massimo livello qui a Como”.



