Ludi: “I risultati non cadono dal cielo. Ecco quando abbiamo fatto la differenza”

Il ds biancoblu a Colpi da Maestro: "Fabregas? Disperato, ma aperto. Se sul mercato si centrano tutti gli obiettivi è un problema. Il sostituto di Paz? Butez!"

Ludi
Photo credits: canale Youtube Colpi da Maestro

Carlalberto Ludi, ds del Como ha parlato a “Colpi da maestro”, podcast condotto dal giornalista Marco Nosotti. Ecco le sue dichiarazioni principali:

“Non so se saremo un modello, quasi mi vergogno a dirlo. Sicuramente abbiamo portato qualcosa di diverso, cambiato in questo percorso di 7 anni. Il fattore chiave è l’allineamento strategico tra tutte le componenti. Il calcio del 2026 dev’essere inteso così”. 

Soldi o idee?

“Mi verrebbe da dire idee, ma verrei criticato perché di soldi ne abbiamo spesi tanti. I soldi sono determinanti ma con tanti soldi si possono creare tanti problemi. Servono equilibrio e scelte funzionali. Non sempre un grande campione è giusto per il tuo contesto. Noi abbiamo fatto la differenza quando abbiamo definito bene chi siamo e chi vogliamo essere, e fatto scelte coerenti con questo”. 

Equilibrio tra passione e risultato

“Il mondo del calcio sviluppa nei tifosi sentimenti, fedeltà, senso di appartenenza, valori che non vogliamo e non possiamo dimenticare. Poi però abbiamo la responsabilità di fare scelte di senso. Impegno, competenza e professionalità sono tre cose che anche i tifosi ti riconoscono. I risultati non cadono dal cielo, possono anche essere una logica conseguenza”. 

Imprevisti sul mercato

“Ce ne sono tutti i giorni e devono stimolarci. Chi è nel mio ruolo deve essere un risolutore di problemi. Mai vista una finestra di mercato in cui si centrano tutti gli obiettivi, se succedesse ci sarebbe qualcosa che non va, vorrebbe dire che hai puntato troppo in basso. Voglio sempre finirla soddisfatto ma con un piccolo rammarico. E generalmente lo siamo di questo mercato. Siamo diventati più attrattivi e credibili. Dobbiamo ringraziare la proprietà per il budget. Ci sono anche dei rischi, perché quel tipo di giocatori ha costi diversi e quelli funzionali non sono così tanti”. 

Paz

“Operazione di coraggio. Poteva essere comprato da molti club. Noi partivamo avvantaggiati per la credibilità di Fabregas, però abbiamo deciso di dare il ruolo di giocatore chiave per una salvezza a Nico Paz, un talento incredibile ma che ancora doveva iniziare a giocare a calcio e che due anni fa non era questo giocatore. Non è così banale in Italia. La formula è super intelligente. Avevo capito fino a un certo punto le critiche dell’epoca. Abbiamo anche un’interlocuzione continua e serena col club di riferimento del calcio mondiale. Penso di non svelare nessun mistero se dico che Nico, per fare un nome a caso, non finirà la carriera a Como. Lui come altri. Quando succederà non dovremo cercare un nuovo Paz, ma un giocatore che possa sostituirlo con la stessa efficacia. Ma forse ce l’abbiamo già il sostituto, perché Butez è un trequartista (ride, ndr)“.

Kean

“E’ un dovere mettere a disposizione dell’allenatore giocatori funzionali al suo gioco. Moise per quello che stavamo cercando è perfetto: fisicità, attacco alla profondità, strappo, finalizzazione. La proprietà alla fine ha avallato l’operazione. E l’esigenza della Fiorentina di trovare il sostituto era rispettabilissima, per Paratici sostituire Kean a Firenze non era banale”. 

Come si scelgono i giocatori

“E’ assurdo dal mio punto di vista nel 2026 chiedere a una proprietà ricca ma che non ha competenze calcistiche specifiche di affidarsi alle opinioni delle persone. Non accetteranno mai e non lo capiranno mai. Allora bisogna rendere oggettivo l’investimento coi dati, abbassando le probabilità di errore. Però anche la sensibilità tecnica deve collimare. Quindi verifiche col mister, con gli scout, sugli infortuni del giocatore e sul suo comportamento fuori e dentro al campo. Milla per esempio è un leader nato, super supportivo”. 

La quotidianità con Cesc

“Scambio continuo e costruttivo, si basa sulla fiducia. A me piace la sua apertura mentale: è un uomo disperato per avere successo, non concepisce la sconfitta ma questo non lo rende cieco, è super aperto nel comprendere qualcosa dagli altri”. 

La Champions

“Mi stimola molto pensare alla città del Como, allo stadio, ai tifosi che erano con noi in D ospitare i campioni d’Europa del PSG. Molto simbolico”. 

Il suo percorso dopo il ritiro

Non mi andava più di giocare. Ero arrivato in Serie A e ho capito di aver raggiunto il massimo. Essendo ambizioso, rinunciai a due anni di contratto. Ho iniziato a fare il dirigente, dopo tre anni mi sono dimesso e poi è arrivato il Como. Appena finito di giocare ho studiato tanto: l’abilitazione alla professione, un po’ di psicologia e gestione gruppi di lavoro, finance, management dello sport. E l’inglese”. 

I giovani e gli errori

“Non funziona che ‘tu hai talento, tu no’. Il talento è dinamico e può essere anche determinato dal contesto in cui viene inserito. Allora prima creiamo l’ambiente, fertile, accogliente e valorizzante. Strutture, cura del giocatore, dialoghi quotidiani. Poi ci vuole la cultura dell’accettare l’errore. Che mi fa ridere, perché anche l’esperto fa errori ma a lui li perdoniamo, vabbè. Noi abbiamo un gruppo di sei persone che si riunisce ogni mese per fare il punto su ogni giocatore. Ramon a inizio anno scorso ha fatto qualche errore ma quando ci siamo riuniti per parlare di lui, nessuno dei sei ha accennato a quegli errori”. 

Il sogno per i prossimi mesi

“Continuare a vivere la stessa energia. Davvero si respira un clima familiare e raramente capita. Tanto merito di Cesc”. 

I migliori colpi in ordine di rapporto qualità/prezzo

“1° Paz, 2° Butez, 3° Da Cunha, 4° Baturina, 5° Diao, 6° Ramon. 7° Kean, l’abbiamo pagato… 8° Perrone, 9° Douvikas, 10° Chalobah perché sapevamo cosa stavamo prendendo”. 

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