L’edizione odierna de La Provincia di Como pubblica un’intervista a Simone Braglia, ex portiere biancoblu con un trascorso importante anche al Genoa prossimo avversario: “Verrò al Sinigaglia e spero di divertirmi. Entrambe possono giocare senza l’assillo di vincere o perdere“.
Braglia apprezza quanto sta facendo il club presieduto da Suwarso: “Il progetto mi piace tantissimo. Penso davvero che il Como possa replicare quanto fatto dall’Atalanta nei prossimi cinque anni. Intravedo quella lungimiranza dove ognuno ha il suo ruolo, ben preciso. Questa stagione vale come esperienza: i progressi si vedono di partita in partita. Prevedo per la piazza grandi soddisfazioni, anche a livello internazionale“. Confrontando Vieira e Fabregas, “Vieira ha ereditato una situazione. Gli va dato merito dei suoi risultati, ma il gruppo aveva già una sua omogeneità grazie a Gilardino. Fabregas invece ha creato un progetto. È il fautore di quello che sportivamente dovrebbe fare ogni società. Ha fatto crescere giocatori che sono già diventati un patrimonio per il club. Non mi sento di esagerare a dire che è uno dei migliori tecnici di questa serie A; avrà un grande futuro. Il fatto che abbia le quote della società significa che crede davvero nel progetto, non è solo il contratto che lo lega al Como. È un imprenditore che valorizza la società. È un nuovo modo di pensare che trova la mia approvazione“.
Viene chiesto all’ex portiere anche un commento su Butez: “Ero un po’ scettico all’inizio, non lo conoscevo. L’ho visto pronto nel gioco con i piedi, dove si prende qualche licenza di troppo, ma anche in porta ha fatto parate importanti. Riconosco il suo valore, deve maturare ma può diventare un ottimo portiere. Non so se fisicamente può reggere i grandi palcoscenici internazionali. Ma oggi il portiere è diventato un ruolo difficilissimo, anche da giudicare. Dipendesse da me, lo confermerei“.
Infine un pizzico di amarcord. Quali allenatori avuti da Braglia ricordano Fabregas? “Un allenatore un po’ istrionico poteva essere Scoglio e la sua antitesi era Bagnoli che, pur non avendo l’espansività di Fabregas, sotto il punto di vista gestionale può essere accostato“. E com’è cambiato il calcio in questi anni? “Ci sono differenze macroscopiche. Oggi dopo due o tre partite fatte bene gli allenatori buttano alla ribalta tanti giovani, spesso non ancora pronti. Prima l’iter per arrivare all’esordio era più lungo, c’era più rispetto della formazione del giocatore nel tempo, oggi c’è più fretta. Inutile dire poi che il calcio odierno segue dinamiche aziendali legate a sponsor e diritti tv che contribuiscono ad alimentare questa tendenza“.


