Squalifica Rodriguez, è caos: tre giornate per un gesto dubbio, il Var sotto accusa

Dopo Como-Cremonese esplode il caso: il rosso a Jesus Rodriguez e la squalifica alimentano le polemiche su criteri arbitrali e uso del Var

La squalifica di tre giornate inflitta a Jesus Rodriguez dopo l’espulsione in Como-Cremonese ha sollevato un vespaio di polemiche. Non solo tra i tifosi del Como 1907, che hanno espresso tutta la loro rabbia per una decisione ritenuta sproporzionata, ma anche tra gli addetti ai lavori, che denunciano incoerenze nei criteri arbitrali e un uso sempre più controverso del Var.

L’episodio incriminato si sviluppa in tre fasi distinte, come ricostruito da più fonti. Il laterale d’attacco spagnolo, pressato da Terracciano con un abbraccio che molti hanno ritenuto falloso, reagisce prima con un calcetto (fase 1), poi tenta di liberarsi con una manata all’indietro che non colpisce (fase 2), infine, in questo movimento, il gomito sfiora il collo dell’avversario, che cade al suolo in modo plateale (fase 3).

A colpire non è soltanto la decisione del rosso, ma soprattutto la motivazione ufficiale della squalifica: nel comunicato, si parla di condotta violenta per un calcio a palla lontana, riferendosi non al gomito — che sarebbe potuto essere valutato come imprudente o negligente — ma al primo gesto, quello del calcetto, che aveva suscitato meno clamore.

Anche la review Var non chiarisce del tutto le dinamiche. Dal dialogo tra VAR e arbitro emerge un’analisi rapida, poco approfondita, che si concentra su una “smanacciata” e sfocia nel suggerimento di una OFR (on-field review) per condotta violenta. Il direttore di gara, dopo una breve visione, assegna il rosso diretto al numero 17, e lo speaker annuncia l’espulsione per un calcio a gioco fermo, lasciando il pubblico ulteriormente confuso.

A mettere un altro tassello nel puzzle è stato il commento di Gianluca Rocchi, responsabile della CAN, che ha riconosciuto la correttezza dell’espulsione ma ha anche criticato apertamente l’operato degli ufficiali: “Se c’è una reazione, c’è stata prima un’azione. Non si può non ammonire chi provoca. E chi simula deve essere sanzionato, ha detto Rocchi, parlando di atteggiamenti antisportivi e invocando maggiore attenzione.

Ma è proprio qui che si crea la frattura più evidente: se da un lato i vertici arbitrali parlano di concorso di colpa e contesto da valutare, dall’altro il giudice sportivo ha applicato una squalifica netta, dura e senza attenuanti, trattando l’intervento come una gomitata volontaria a freddo, come se si fosse trattato di un’aggressione evidente.

Le contraddizioni sono evidenti: il campo, la sala Var e la giustizia sportiva sembrano operare con criteri differenti, e il risultato è una sanzione che, al di là della lettera del regolamento, non convince per proporzionalità né per trasparenza.

L’ex allenatore Serse Cosmi, intervenuto su Mediaset, ha riassunto il malcontento generale: “È stato punito il gesto, non il colpo. E quei gesti vengono valutati ogni volta in modo diverso”. Un giudizio condiviso da molti osservatori, che sottolineano come simili episodi vengano interpretati in maniera incoerente, con conseguenze che variano di partita in partita.

Il caso Rodriguez diventa così emblematico, come hanno sottolineato giustamente anche i colleghi de La Provincia, delle difficoltà del calcio italiano nel gestire episodi di condotta al limite. L’obiettivo dichiarato di uniformare le decisioni attraverso il Var sembra sempre più distante, e la sensazione è che la discrezionalità sia ancora il fattore dominante, anche quando si tratta di giudizi retroattivi come le squalifiche.

Nel frattempo, il Como dovrà fare a meno di un titolare per tre giornate. E mentre i tifosi si interrogano sull’equità della decisione, il dibattito su tecnologia, regolamento e buon senso è destinato a proseguire.

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