Il Como è una possibile soluzione ai problemi del calcio italiano o è uno di quei problemi? Marco Fassone dà un colpo al cerchio e uno alla botte e dice: “Entrambe le cose“.
SFORAMENTI E POCHI ITALIANI? NORMALE
L’ex dirigente del Milan ha parlato a Flashscore dimostrandosi aperto verso i lati positivi del modello lariano: “La storia del Como, secondo me, è estremamente interessante. Mi piace quello che hanno fatto negli ultimi tre o quattro anni. Credo che sia un punto di riferimento per gli altri club”. Non si stupisce per i pochi italiani in rosa, un po’ perché “il singolo club e la Federazione non hanno lo stesso obiettivo”, un po’ perché la strategia di Suwarso è quella di rendere il marchio attrattivo a livello globale.
E non si stupisce nemmeno per la violazione delle regole UEFA sui bilanci: “Non puoi far crescere il tuo club se i ricavi sono bassi. Se il Como avesse rispettato queste regole, oggi non sarebbe dov’è. La combinazione tra regole finanziarie e regole calcistiche non è nelle mani dei club. È nelle mani della Federazione Italiana e della UEFA. Abbiamo bisogno di casi come il Como. Sono molto, molto importanti. Non sono qualcosa da cancellare o liquidare dicendo che non rispettano le regole. Come puoi migliorare il tuo prodotto se aspetti che crescano i ricavi? I ricavi crescono dopo che hai investito, e questo vale in ogni settore, non solo nel calcio. Probabilmente sono stati più veloci di quanto si aspettassero all’inizio. Ma hanno fatto quello che consiglio sempre. Se sei un imprenditore, devi investire prima e poi arriveranno i risultati“.
PAGARE NON BASTA
Fassone però non è d’accordo con Suwarso quando liquida la questione UEFA dicendo in sostanza “multateci, non c’è problema”. Fassone spiega: “Quella non è la soluzione. Non puoi semplicemente dire: ‘Va bene, abbiamo pagato la multa’. Non è una soluzione di lungo periodo.“
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