“Cassano ora ha capito. Al gol di Papaccioli ero in aereo: imperdonabile…”

Parla Davide Facchin, responsabile delle principali giovanili del Como. Dietro ai due ragazzi sotto i riflettori c'è di più: "Ma manca ancora tanto"

Facchin
Photo credits: Como TV

Il vivaio del Como inizia a produrre frutti grossi, succosi e nutrienti. I colleghi de La Provincia ne hanno parlato con una delle figure-chiave: Davide Facchin, ex portiere lariano e ora responsabile di Primavera, Under 18 e Under 17. Ecco una sintesi delle sue dichiarazioni:

CASSANO IN NAZIONALE

“Ragazzo strepitoso e educato, ha dietro una famiglia fantastica, il papà è un nostro allenatore. Ha lo stampino del Como. Non era consapevole delle sue potenzialità, era timido e silenzioso. Solo nell’ultimo periodo ha iniziato a capire. Anche grazie a Cesc, che in due allenamenti ha visto in lui qualcosa di speciale: un’intuizione. Ho scoperto della convocazione di Mancini dai social e dai giornali: il suo è un segnale importante”. 

PAPACCIOLI A SEGNO IN CHAMPIONS

“Da sempre uno dei talenti più importanti della nostra accademia. Già a 15 anni si era allenato con la prima squadra. È un giocatore che va quasi fermato perché ha un’energia e una fame incontenibili. Durante l’infortunio, un trauma per lui, ogni giorno gli ho ripetuto: ‘Papa, mi manchi’. Si è sentito amato. Ha preso parte a ogni trasferta, ha sempre fatto parte del gruppo. E appena è tornato, si è ripreso tutto. Appena è tornato è voluto andare dai suoi compagni della Primavera per salutarli”.

IL RIMPIANTO

“Ho visto il suo gol in Champions in aereo, e non me lo perdonerò mai. Ho seguito tutte le trasferte della prima squadra, mercoledì per questioni organizzative non sono andato”. 

GLI ALTRI

“In questo periodo stiamo facendo vedere a Cesc due 2010: Kennedy e Gardanini. Ma ce ne sono tanti, come Ortelli, Cauli o Vischi. E lo dimostra la decina di ragazzi convocati nelle Nazionali giovanili”. 

IL MODUS OPERANDI NEL VIVAIO

“L’obiettivo è stato sempre uno: far crescere giocatori per la prima squadra, possibilmente italiani. Siamo a un buon punto considerando da dove siamo partiti, ma manca ancora tanto. Il processo di reclutamento è uguale a quello della prima squadra. Una volta che arrivano, sono seguiti anche sotto il lato personale con l’aiuto dei nostri psicologi. Non è necessario che tutte le squadre giochino con lo stesso modulo della prima squadra: lavoriamo per principi. Cesc è molto attento, l’anno scorso parlò coi ragazzi della Primavera durante un periodo difficile. Neanche una settimana dopo la promozione della prima squadra in Serie A, già la società ragionava sulle nuove prospettive della Primavera”. 

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