“Il rovinoso lascito di quest’ultimo fine settimana è l’incertezza del diritto“. Esordisce così il giornalista Marco Bucciantini nel pezzo dedicato al mondo arbitrale e pubblicato dalla Gazzetta dello Sport.
Il collega commenta in maniera piuttosto sconsolata i fatti di Como-Juventus: “La sovrapposizione di norme, protocolli, interpretazioni, varianti ha destrutturato il senso di un ordinamento concepito in una sua coerente interezza. Il colloquio nella sala Var per i fatti di Como racconta il collasso di un sistema e lo carica di una deriva deleteria, che è un po’ sfuggita. La discussione in sala slitta sull’introduzione della ‘dinamica’, concetto così vasto e così ovvio (essendo sport di movimento e non subbuteo) che diventa giocoforza artefatto, incerto, spaesante. Il check (veloce, rispetto ad altri) finisce con l’imposizione del più alto in grado. Accettiamo la diversità di vedute – anche se l’episodio è limpido: il tocco c’è, e ha effetto sul gioco, incide sulle possibilità dell’attaccante che è in vantaggio nell’azione, prima di quel tocco. Perché davanti a quello stallo, a quelle due visioni così divaricate non è stato coinvolto l’arbitro di campo, che non poteva aver visto il tocco di mano e dunque andava informato di un fatto così importante, andava implicato in una decisione che riguardava un fatto che non aveva già avuto una sua valutazione? È l’aspetto che volge la vicenda Var a commedia: decide il più quotato fra tutti, che è senza dubbio Guida, il responsabile Var. Un momento saliente del match […] viene sottratto all’arbitro in campo“.
Colpisce ovviamente il confronto col rigore fischiato alla Fiorentina ieri sera (tocco “più netto, ma sempre in dinamica e perfino meno ‘incisivo’ nell’azione“, secondo Bucciantini). “Questa nuova decodificazione, in corso di stagione (scelta incauta), mai pubblicamente spiegata, ha cariato la labile tenuta del sistema“, continua il collega, che poi critica anche quel protocollo che impedisce al Var di intervenire in talune situazioni.




