L’ispanico Perrone: “L’Argentina mi manca, ma mi sono fidato di Fabregas”

Il nome di Maximo viene da Il Gladiatore: "Qui il tifo ci sta vicino e ci divertiamo molto. Che imbarazzo cantare davanti a Messi..."

In una recente intervista a Cronache di Spogliatoio, Maximo Perrone ha rivelato che il suo nome è dovuto alla passione della madre per Il Gladiatore, il cui protagonista si chiamava Massimo Decimo Meridio. L’Italia nel destino, insomma. E ricordando le frasi celebri del film, possiamo dire che l’argentino ha “conquistato la folla” e sta provando a “darci qualcosa che non abbiamo mai visto prima”.

Gioca più palloni, ne sbaglia sempre meno, ha già trovato 3 assist (eguagliando il dato dell’anno scorso, ma con la metà delle partite giocate) e sembra essersi calato maggiormente nella lotta a centrocampo, agevolato anche dal baricentro della squadra più alto. Arrivato nell’indifferenza generale, ormai quando una grande squadra italiana cerca un regista, spesso gli addetti ai lavori tirano in ballo il suo nome.

Dalle sue parole traspare un buon adattamento alla nuova realtà: “Vivo la città e il lago, il cibo è più vicino alla cultura argentina e in gruppo siamo quasi tutti coetanei, ci divertiamo molto. Il tifo ci è molto vicino, l’allenatore ci dà modo di sbagliare e continua a credere in noi. Nei giorni liberi restiamo a Como, andiamo a mangiare fuori, facciamo qualche gita fuoriporta”. Resta però l’attaccamento alle sue origini, e anche qui possiamo collegarci a Massimo Decimo Meridio, soprannominato “l’ispanico”: “Amo Buenos Aires e l’Argentina mi manca sempre, per me è il posto più bello del mondo. A 20 anni ho fatto il capitano in qualche partita al Velez. Poi iniziarono a dirmi dell’interesse del Manchester City, ma mi sembrava un mondo lontano e impossibile”. 

E invece Perrone al City ci andò davvero, fece da comparsa nella prima Champions vinta dal club, nel 2023: “Avevo 20 anni, non conoscevo la lingua, la cultura era diversa e il Club così grande… Era tutto diverso da ciò che facevo in Sudamerica, non ero preparato, è tutto impressionante, dalla qualità degli allenamenti alla cura dei dettagli. Vincevamo sempre, infatti ho giocato poco, ma Guardiola è sempre stato molto rispettoso con me. È geniale il modo in cui ogni settimana prepara le partite, sono stato fortunato a condividerci quei mesi. I trofei vinti? Hanno fatto praticamente tutto loro“.

Dopo il prestito al Las Palmas, riceve la chiamata di Fabregas: “Praticamente mi raccontava un anno e mezzo fa quello che siamo oggi, e sembrava folle, fantascienza. Ma mi sono fidato. E poco a poco le cose cresciute. Cerca sempre di farci migliorare. Ogni settimana mette dentro qualcosa di nuovo, non ci fermiamo mai. Io allenatore in campo? Non è un ruolo che mi ha dato, ma mi viene naturale, l’ho sempre fatto fin dai tempi del Veléz“.

E poi la Nazionale argentina, con l’esordio il mese scorso e l’iniziazione cantando una canzone davanti a Messi: “Un imbarazzo… è stato terribile, non so cantare. Ho improvvisato una cumbia argentina. Esordire è stato bellissimo. Il mese del Mondiale in Qatar è stato il più bello della mia vita. Mi sono chiuso in casa, ho guardato da solo tutte le partite dell’Argentina, una cabala speciale”. 

Uno sguardo ai colleghi: “Calhanoglu mi ha impressionato, è un’ispirazione. Io come Busquets? Non scherziamo, non c’è paragone“.

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10 mesi fa

,,grand Maximo,,!

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ricci
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