Como, rivoluzione nel dribbling: una squadra per saltare l’uomo e cambiare il calcio

Il club lariano punta su esterni tecnici e dribblomani per costruire un’identità unica, distante dalle abitudini tattiche della Serie A e in controtendenza rispetto ai dati europei.

Il Como ha deciso di riscrivere il proprio approccio al calcio, puntando su un elemento spesso trascurato nel panorama italiano: il dribbling come chiave di costruzione del gioco. L’analisi, condotta da Ultimo Uomo e ripresa da La Provincia, evidenzia come la Serie A sia uno dei campionati meno propensi al dribbling, secondo i dati forniti da WhoScored e Hudl StatsBomb. Nella top 25 europea per dribbling riusciti, tra le squadre dei principali cinque tornei, figurano solo Milan (ottavo) e Juventus (venticinquesima), a fronte di ben otto club inglesi, sette francesi, cinque spagnoli e tre tedeschi.

In termini di media per squadra ogni 90 minuti, la Serie A si piazza all’ultimo posto con 6,13 dribbling riusciti. Numeri simili si registrano soltanto in Bundesliga (6,60), entrambi tornei in cui prevale l’uso della difesa a cinque, meno propensa al rischio nell’uno contro uno. In cima alla classifica c’è la Ligue 1, con una media di 7,94, seguita da Premier League (7,64) e Liga (7,38).

Il Como, però, si muove in direzione opposta. L’intento dichiarato è quello di portare nel calcio italiano una mentalità diversa, fatta di giocatori tecnici, capaci di saltare l’uomo nello stretto, sia per proteggere il possesso palla, sia per creare superiorità numerica in fase offensiva. Del resto creare superiorità numerica è sempre stata una delle basi del gioco del calcio per arrivare con più facilità alla via della rete. Una peculiarità riportata in auge più recentemente da tecnici del calibro di Pep Guardiola e Luis Enrique, giusto per citarne un paio, e che si può ritrovare anche nel credo tattico di mister Césc Fàbregas. Guarda caso tre tecnici dalle filosofie di gioco molto simili e tutti e tre di estrazione spagnola, per non dire “barcellonistica” (passateci il termine).

A guidare questa rivoluzione ci sono profili ben selezionati: Martin Baturina (nella foto, Ndr), Jesús Rodríguez, Jayden Addai e Nicolas Kühn, tutti calciatori noti per l’abilità nel dribbling e per la capacità di gestire il pallone anche sotto pressione arrivati in riva al Lario in questa sessione di mercato estiva. Non sono corridori da transizione rapida, ma interpreti di un gioco raffinato, tecnico, dove il dribbling è un gesto di precisione e non solo di velocità.

Già nella scorsa stagione, il Como aveva mostrato segnali in questa direzione, chiudendo quinto per dribbling riusciti ogni 90’ (6,68). Ora, con i nuovi innesti e un progetto tattico definito, l’ambizione è quella di alzare ulteriormente l’asticella e diventare una squadra riconoscibile per stile e qualità tecnica.

Questa scelta va controcorrente rispetto alla cultura dominante in Italia, storicamente più attenta alla fase difensiva, all’equilibrio e al gioco di posizione. Ma è proprio qui che il Como vuole inserirsi, creando un’identità alternativa e originale, non solo per vincere, ma per farlo in un modo che oggi in Serie A non pratica quasi nessuno.

Il modello non è quello dei calciatori che puntano sull’atletismo per superare l’avversario, ma quello di giocatori che interpretano il dribbling come un’arte tattica, utile sia per resistere alla pressione che per costruire l’azione offensiva.

La direzione tecnica è chiara: giocare un calcio che valorizzi la creatività individuale, dare spazio all’estro e mettere al centro la qualità nei duelli, proponendo un tipo di gioco inedito per il contesto italiano. La sfida è ambiziosa, ma il Como sembra avere le idee, i numeri e gli interpreti giusti per affrontarla.

Redazione

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