Varane: “Il calcio sta andando fuori giri. Il problema calendari è enorme”

Il dirigente biancoblu parla della salute mentale dei giocatori: "Argomento tabù in un mondo ansiogeno. Vi racconto di quando sono andato in depressione"

I problemi di salute mentale nei calciatori. Un problema che fa discutere, tra chi mostra comprensione e chi invece sostiene che gli alti guadagni dovrebbero lenire anche i problemi del cervello. Ne ha parlato a Le Monde Raphael Varane, dirigente del Como ed ex calciatore di Real Madrid e Manchester United: “Sempre più persone sono affette da problemi di salute mentale. E nel calcio è ancora un argomento tabù: ognuno li affronta da solo e nasconde le debolezze. Anche noi siamo esseri umani e attraversiamo momenti difficili. Questi problemi possono colpire chiunque“.

Un disagio che il francese ha vissuto in prima persona: “Dopo essere arrivato al Real Madrid a 18 anni ero solo, mi allenavo sempre e giocavo pochissimo. In campo ero totalmente concentrato, ma dopo non volevo più tornare a casa. Era una depressione. Non mi piaceva più niente. Pensavo che fosse necessario passare attraverso questo per avere successo, ma la sensazione era che tutto stesse andando a rotoli. Anche il periodo dopo il Mondiale vinto nel 2018 è stato molto difficile. Realizzi il tuo sogno, sei al vertice del calcio mondiale, e poi c’è la caduta. Ricordo che la pandemia di Covid-19 paradossalmente mi ha aiutato a uscire da quello stato depressivo. Se potessi tornare indietro nella mia carriera, inizierei a lavorare prima con mental coach e psicologi“. Chissà se ora, da dietro una scrivania, Rapha riuscirà ad aiutare anche i giocatori del Como in queste specifiche situazioni. 

Viene chiesto a Varane quante ripercussioni abbiano i calendari intasati sulla salute mentale dei ragazzi: “Nove giorni dopo la finale dei Mondiali 2022 ho giocato una partita col Manchester United. Non ho nemmeno avuto il tempo di piangere la sconfitta. Il calendario è un problema enorme, perché vengono aggiunte sempre più competizioni. Il calcio ora è in overdrive. Capisco che sia un business, ma stiamo perdendo qualità come spettacolo. O non giochi al 100%, o giochi come un robot. Ci sono più infortuni fisici e, ovviamente, l’impatto sulla salute mentale dei giocatori è significativo. Il calcio è un po’ come la società, con una sorta di corsa sfrenata. Devi sempre fare di più, sempre più velocemente. È estremamente ansiogeno. C’è bisogno di una pausa. Non perché non vogliamo giocare, ma per giocare meglio“. Però siamo sempre lì: per ridurre i calendari bisognerebbe ridursi gli stipendi. I giocatori accetterebbero? 

Redazione

Seguici su

Aggiungi calciocomo.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami

0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

douvikas
Secondo Sky il Como starebbe lavorando al rinnovo fino al 2030 del goleador greco, con...
audero rayo
Il portiere contribuisce alla vittoria del Rayo Vallecano sull'Espanyol. Fabio invece rimane in panchina nel...
L'elogio dell'ex calciatore: "Chi lo affronta non sa come verrà attaccato. A parte l'Inter, tutte...

Altre notizie