Butez: “La mia famiglia è la mia forza: dopo una partita ho portato i miei figli sul lago e…”

Il portiere francese parla del suo percorso, dell’impatto in Italia, del suo amore per il calcio e del ruolo fondamentale della famiglia nella sua vita

Jean Butez, portiere del Como, ha recentemente condiviso le sue riflessioni in un podcast francese dedicato ai portieri. In particolare, ha parlato della sua visione del ruolo, sottolineando l’importanza di essere un portiere completo, capace di interagire con il gioco sia con le mani che con i piedi. “Oggi, un portiere deve essere in grado di fare tutto, dalla gestione del pallone con le mani alla lettura del gioco, fino all’uso dei piedi“, ha spiegato. Secondo Butez, molti allenatori oggi cercano un portiere che sappia gestire la palla con la stessa abilità in tutte le fasi del gioco.

Gli inizi della carriera e la scelta del ruolo

Butez ha raccontato degli inizi nel calcio, in un piccolo villaggio vicino Lille, dove giocava con gli amici nel campo dietro casa. Quando fu ingaggiato dal Lille, inizialmente venne preso sia come giocatore che come portiere. “I test erano per entrambe le posizioni, ma alla fine mi scelsero come portiere. Il mio allenatore pensò che avrei avuto più opportunità in quel ruolo, e oggi posso dire che ha fatto un ottimo lavoro“, ha dichiarato Butez, che ricorda con affetto quel periodo decisivo della sua carriera.

L’amore per il ruolo di portiere

Nel raccontare la sua passione per il portiere, Butez ha enfatizzato l’importanza della visione periferica e della responsabilità che questo ruolo comporta. “Mi piace il senso di responsabilità che porta il ruolo di portiere. Anche da giocatore, mi attiravano posizioni più difensive. È proprio questo che mi affascina del ruolo di portiere: l’aspetto individuale all’interno di una squadra“, ha aggiunto.

Crescita e determinazione

Butez ha parlato anche della sua crescita fisica più lenta rispetto ai suoi coetanei, un fattore che gli ha dato una grinta speciale. “Ho dovuto lavorare un po’ più duramente rispetto agli altri, ma credo che questa sia stata una benedizione. Se fossi cresciuto più velocemente, non sarei arrivato dove sono oggi“, ha spiegato, riflettendo sul suo percorso di crescita.

Un percorso personale non facile

Il portiere del Como ha rivelato che nelle giovanili non era mai tra i primi portieri scelti. “Spesso ero la terza o quarta scelta, fino alla Under 17. È stato solo con l’Under 19 che le cose sono cambiate“, ha ricordato Butez. Nonostante ciò, la sua passione per il calcio non svanì mai. “Non pensavo davvero di diventare un calciatore professionista, per me era solo fare ciò che amavo, giocare con gli amici. Ma il vero punto di svolta è arrivato nel 2019, quando ho iniziato ad allenarmi con i professionisti. Lì è iniziato il mio cammino verso il calcio professionistico.”

La vita fuori dal calcio

Al di fuori del calcio, Butez ha raccontato come la sua famiglia sia una fonte costante di motivazione. “Per lavorare al meglio, bisogna sorridere, perché ciò che facciamo è qualcosa di enorme e straordinario. Sono grato per la mia esperienza al Mouscron, che è stato un club a conduzione familiare e che mi ha permesso di adattarmi velocemente“, ha detto, sottolineando come il legame familiare sia stato importante nel suo percorso.

Il ruolo delle esperienze in carriera

Butez ha anche riflettuto sulle tappe più significative della sua carriera, citando soprattutto l’esperienza all’Anversa. “L’Anversa è stato fondamentale per me, non solo per i successi sportivi ma anche perché è stata la città in cui sono nati i miei figli. Ricordo il trionfo in campionato e i titoli vinti in pochi mesi, tra cui la Supercoppa europea“, ha affermato. Inoltre, il portiere ha parlato con affetto della sua esperienza in Champions League e di come la competizione abbia segnato la sua carriera.

Il lavoro con la Serie A

Riguardo alla sua esperienza in Serie A, Butez ha spiegato: “In Italia, il nostro stile di gioco si basa molto sul possesso palla. Questo ci rende vulnerabili, e quando siamo in possesso cerco di comunicare molto per evitare contropiedi o pericoli“. La sua capacità di anticipare i rischi è una delle sue caratteristiche più apprezzate.

La famiglia come motore

Infine, Butez ha raccontato il suo legame speciale con la sua famiglia e come questa sia la sua forza più grande. “Quando sono in campo, penso sempre alla mia famiglia. È il mio piccolo trucco per restare concentrato“, ha detto. “Il pensiero a mio figlio prima di un match di Europa League è stato un momento incredibile. Mi dava la forza di dare il massimo“.

La strana esperienza del gol

Butez ha anche scherzato su una delle sue esperienze più curiose: “Un giorno, nella squadra riserve, ho segnato un gol da quasi 70 metri. Non ero al meglio della forma, ma il portiere avversario si è allontanato dalla sua porta, e mi è venuto spontaneo tirare“. Questa è stata un’altra delle strane avventure che ha vissuto nel corso della sua carriera.

Il passaggio al Como

Parlando del suo arrivo al Como, Butez ha detto: “Avevo avuto un infortunio e stavo diventando meno importante nel mio vecchio club. Quando il Como mi ha chiamato, non ci ho pensato due volte. È stata una grande opportunità“.

Il Ppodio della vVita

Butez ha concluso il suo racconto parlando dei momenti più significativi della sua vita: “Al terzo posto metto il titolo con l’Anversa, al secondo la gioia di vedere mio figlio segnare una volta dopo una partita, ma al primo posto c’è il momento in cui, dopo una partita con il Como, ho portato i miei figli sul lago e scattato una foto con loro. La mia famiglia è la mia forza“, ha detto, concludendo con un sorriso.

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